Vino “sacro”…di Giulio Salvatori

     vinoLe campane chiamavano i fedeli alla Santa Messa. La piazza della cittadina pullulava di gente: tutta ben vestita, elegante che a piccoli gruppi varcava la soglia della chiesa;le signore si scambiavano i complimenti per gli abiti che indossavano o per la pettinatura che avevano cambiato per l’occasione. Guardavo incuriosito il ripetersi continuo di questi atteggiamenti ridicoli. Buon Natale , Buon Natale ! Un augurio detto così con poca convinzione, senza calore.

      Il sole era alto nel cielo ma veniva giù dalle Apuane una brezza pungente .Ai lati della porta della chiesa una giovane donna avvolta in una mantella marrone, seduta sopra una cassetta , teneva sulle ginocchia un piattino vuoto:una sciarpa nera avvolta attorno alla faccia,lasciava appena intravedere due occhi penetranti e tristi. Mi guardò intensamente, contraccambiai e abbozzai un timido sorriso. La campanella suonata con gioia da qualche bimbo avvertiva l’inizio della Messa: entrai anch’io.

     Quanta gente, non vi erano più posti a sedere, mi appoggiai al muro e guardavo i chierichetti intorno all’altare: anch’io facevo il chierichetto, mi rividi per un attimo con le ampolline in mano, quella del vino e quella dell’acqua. Quando versavo il vino nel calice, il prete aspettava calmo, quando versavo l’acqua, alzava subito la mano come per dire:basta. Aveva ragione, diceva mio padre che l’acqua porta via i ponti.

     I preti usano un vino molto buono: quante volte glie l’abbiamo bevuto, insieme agli altri amici, ci inzuppavamo le ostie, poi, perché non si accorgesse, lo allungavamo con acqua .Ci rimediavamo sempre qualche tirata d’orecchi. Mi misi a ridere.

     No! Non potevo stare in quella calca, mi mancava l’aria, troppi profumi si mescolavano all’incenso, non aspettai neppure l’Omelia. Varcai la soglia e respirai a lungo aria pulita. La donna era ancora seduta al lato dell’ingresso sulla solita cassetta di legno:si era messa con le spalle al muro per proteggersi dal freddo.

     Aspettai che uscissero le persone, ero curioso di vedere quante mani si sarebbero allungate verso il piattino di quella donna:poche, molto poche. Amareggiato, andai al vicino bar, ordinai un cappuccino e una pasta. Presi anche alcune bustine di zucchero e mi avviai con passo svelto verso quella donna, non c’era più. Riportai il tutto al barista che non capì: pagai e tornai con tanta amarezza a casa.

                                                                              Giulio Salvatori di Basati

Quale modo migliore potevo trovare, per contraccambiare i numerosi e graditissimi auguri di Buon Anno, se non quello di farvi ascoltare Giulio nel brano “ Concerto alla Luna “. Il concerto si è tenuto prima di Natale presso il Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza a favore del restauro della Cappella della Pieve Romanica.

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17 risposte a Vino “sacro”…di Giulio Salvatori

  1. Giulio Salvatori ha detto:

    Grazie Franco .Mi devo scusare per l’acustica, sapete, i teatri hanno un ritorno fastidioso del suono…io ce l’ho messa tutta . Grazie ancora a Lucia che ha saputo collocare -parole e musica- per augurarvi un buon anno.Se ci sarà un’altra occasione , suonerò qualcosa di brillante.

  2. franco muzzioli ha detto:

    Fialmente ho sentito suonare Giulio da Basati ……..peccato che il loading faccia perdere il senso della musica. Bravo il mio “maledetto toscano” …mi piacerebbe però asccoltare un qualche “a solo ” meno melodico .
    Per il bel racconto…da smaliziato laicaccio …la penso un pò come Alba.
    Pochi giorni fa davanti ad un supermercato c’era una giovane donna seduta in terra vistiosamente in cinta e che chiedeva l’elemosina. Mia moglie impietosita gli ha dati 10 euro….il giorno dopo ci siamo recati nuovamente al supermercato, c’era la solita giovane seduta in terra , ma era “meno in cinta” …l’ho fatto presente a mia moglie dicendo..”questa mattina si è messa sotto il maglione un cuscino solo.”……era una zingara che faceva “il suo mestiere”.

  3. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. fausta68 ha detto:

    Bellissimo questo racconto…..
    Quanti “Buon Natale” detti senza significato!!!! Parole…. ma non scaldano né sfamano…..
    E’ successo anche a me, qualche tempo fa, di aver incontrato due anziani e lui mi chiese qualcosa per la moglie che stava male. Gli dissi di no….pochi attimi e mi ero pentita, c’era un bar lì vicino, ho pensato: li accompagno e pago quello che prendono. Ma quando mi sono girata per tornare indietro non c’erano più. Mi sono sentita così meschina!

  5. ili6 ha detto:

    Anche io da ragazzina servivo a volte la messa, da chierichetta senza tonaca e mi accorgevo che il prete desiderava più vino che acqua, sìììììì, ma sol perchè le chiese son sempre così fredde e il vino mette sangue e calore 😉
    Penso che tutti ormai abbiamo accumulato le esperienze più svariate con le persone che chiedono aiuto. Tra queste esperienze ci sono quelle della delusione e quelle della gioia di essere stati davvero utili, anche se per un attimo.
    Non lasciarti inaridire dalle delusioni, lasciati trasportare invece dalla gioia di dare quando senti di farlo. E se poi scopri che il soggetto non meritava, pazienza, non importa: importa ciò che tu sei dentro.
    Complimenti per lo scritto e auguri di Buon anno nuovo, Giulio. Un saluto e un affettuoso augurio di serenità e pace a Lucia, esemplare padrona di casa.
    Maria Rosaria

  6. sentimental ha detto:

    Giulio, hai raccontato una Fiaba del Tuo cuore.
    Oggi le favole non sono più di moda, ma un cuore generoso non perde tempo, ama e basta

    Grazie, cara Lucia e anche a Te, Giulio
    Vi auguro un 2013 ricco di serenità e bene
    Sentimental

  7. Sandra ha detto:

    Bello il tuo racconto Franco ,con quattro pennellate hai dato un quadro perfetto della realta’ .solo sono d’accordo con ALBA sei sicro che il tuo capuccino sarebbe stato accettato con tanto piacere? Vedi a me e’ capitato una gelida mattina di dicembre ,abitavo in una villettina in Brianza ;suonano alla porta ,una donna in vesti lacere con un bimbo semi nudo in braccio.Commossa le allungo le lire che ho nel borsellino e poi di corsa prendo dalla camera una morbida copertina della mia bima e gle la porgo xche’ avolga il bimbo ,Afferra i soldi ,mi strappa la copertina e……..scappa…….Qualche giorno dopo una mia amica mi riporta uno specie di straccio sporco trovato in prato vicino e me lo porge ridendo ……e’ la mia copertina.A TUTTI tanti augui n abbracio a LUCIA

  8. Giulio Salvatori ha detto:

    Se quando uno scrive pensasse di essere condiviso da tutti, sarebbe un ingenuo.Da parte mia, con la semplicità di sempre, ho descritto un momento, ho “scattato una foto “.Non è mia intenzione ergermi a giudice, ma di far emergere realtà alle quali non possiamo chiudere gli occhi. Grazie per avermi letto, e grazie ancora a Lucia per aver trovato il titolo giusto.

  9. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Un pezzo di grande letteratura, Giulio. Vero, soprattutto. Ma anche ben scritto e pieno di sentimenti. Di fronte alla povertà del mondo non dobbiamo mai evitare un confronto. Come di fronte ai mali del mondo. E si ha un bel dire che siamo impotenti: non è vero. Se ognuno di noi mettesse qualcosa nel paniere comune, le cose cambierebbero. Sì che cambierebbero. Ti abbraccio.

  10. Rebecca ha detto:

    Cara Lucia abbi un sereno weekend tvb Pif

  11. cavaliereerrante ha detto:

    Probabilmente, la stessa aridità della gente che si ammassava alla messa natalizia, lo stesso cinismo di quelle persone “commosse” nella chiesa agghindata a Natale, animavano quella signora dalla mantella marrone, la stessa ipocrisia la faceva sedere fuori col piattino in vista .
    Ironia del Natale … in cui tutti, dopo il cenone ed in attesa del pranzone successivo, ci agghindiamo a “buoni a tassametro” ed esibiamo la nostra puntuale commozione, prontissimi poi, non appena incartate le statuine del presepe o inscatolate le palle dell’ abete natalizio, ad indossare i nostri consueti abiti di tornaconto ed egoismo, rimandando al prossimo Natale il nostro tornare ‘buoni e commossi’ !
    Si dice che S.Francesco d’ Assisi abbia inventato il presepe a Natale, si dice anche che in quel giorno fatale non fosse più buono e più caritatevole dei giorni precedenti o seguenti quell’ avvenimento che gli era sacro !
    Di signore dalla mantella marrone, ce ne sono ‘a bizzeffe’ in ogni angolo delle città, così come ‘a bizzeffe’ ci intrattengono, a mano tesa ed occhi imploranti, persone in abiti da povero sparsi ai margini delle strade, ma assai più che ‘a bizzeffe’ conosciamo Persone che soffrono pene reali, che sono “sole e abbandonate”, che non hanno nessuno se non la miseria più nera sia nella tasca che nel cuore …. bene, per come vedo le cose io, moooolto meglio lasciare i primi, con o senza mantella marrone, alla fantasia degli scrittori, e tenersi invece i secondi amandoli non meno di noi stessi ….. senza nulla pretendere e senza aspettare il canto posticcio degli angeli di Natale !

  12. Patrizia ha detto:

    E non siamo, in fondo, tutti così?… Sospettosi e diffidenti verso chi chiede, a volte per esperienze negative, a volte per alibi. Però, in fondo, basterebbe pensare che il nostro gesto arricchisce noi, al di là di tutto e che è preferibile essere fessi che aridi. Ma è difficile, lo so…
    (Bel racconto, bravo all’autore)

  13. Vito M. ha detto:

    Un quadro talmento ben “dipinto”, che quasi mi ha fatto divenire attore di quella scena.
    Leggendo alcune riga ho sorriso, sono stato anche io chierichetto, e anch’io ho inzuppato l’ostia sconsacrata nel vino…
    Il finale mi ha lasciato un po di malinconia, forse il gesto di offrire una colazione doveva essere fatto prima di soddisfare una personale curiosità, non credo che questo debba essere motivo di amarezza, a volte gli eventi, nostro malgrado prendono il sopravvento e seguono vie diverse da quelle immaginate…..
    Ti auguro una buona giornata, con amicizia, Vito

  14. alba morsilli ha detto:

    Quanto vero e realistico il tuo racconto, tanto che la mia mente vedeva le scene,le risate di voi chierichetti,In quanto alla signora lei non voleva pane ma soldi, e tu come me hai preferito sfamarla, Una cosa voglio scrivere una volta mi son trovata con mio nipotino in braccio uscivo dalla chiese e una signora che chiedeva l’elemosina mi disse “tu dai da mangiare al tuo Bambino”
    credimi un pugno nello stomaco mi avrebbe fatto meno male, le ho dato tutto quello che avevo 50 euro ma poi mi dissero che non aveva figli ed era una imbrogliona.
    Vedi caro Giulio che nella vita non sai mai come comportarti

  15. lucetta ha detto:

    Tutta quella brava gente che usciva dalla messa ha dimostrato di non aver ancora capito il vero senso del Natale.Tu, Giulio, che l’hai capito dovevi fare quel bel gesto subito senza aspettare di vedere come si sarebbero comportati gli altri. E’ successo raramente anche a me di ignorare chi mi chiede qualcosa poi di tornare indietro pentita e di non trovare più nessuno.
    Un’occasione perduta. Buon Natale Giulio e ancora un saluto ed un pensiero a Lucia che ci ospita.

  16. in fondo al cuore ha detto:

    Già….un quadro esatto della realtà.
    Buona serata Lucia un abbraccio!

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