Diamo un senso al dolore..

Anche se un senso  non ce l’ha!                                                   

Settimana pesante, quella appena trascorsa. Tutti i blogger hanno scritto poco, parlare di disgrazie con il cuore diviso tra l’Emilia e Brindisi non è cosa facile.

     I media ci hanno fatto vivere in prima persona episodi strazianti, gente che cercava di stare unita per condividere momenti di paura, per protestare contro un nemico non bene identificato; tutti sicuramente accumunati da un dolore grande che andava condiviso per renderlo più sopportabile.         

      Sono stata testimone del terremoto in Umbria del 26 settembre del1997 e rivedere le scene degli operai sepolti dalle macerie e sentire che due donne sono morte per lo spavento, mi ha riportato indietro nel tempo e ho avvertito quella PAURA che ti paralizza e ti fa cercare qualcuno che in quel momento si prenda cura di te. Forse se n’è parlato troppo e in maniera pesante di questi tristi avvenimenti, ma se abbiamo condiviso con gli amici della rete momenti di gioia e di festa, perché non farlo ora parlando delle nostre paure?  

     A volte basta una telefonata, un piccolo gesto per sentirsi meno soli, una voce che ti chiede come stai, hai bisogno di qualcosa, stai tranquilla che tutto passerà in fretta, sembra che le nostre debolezze e paure si alleggeriscano. Una settimana fa, una cara amica di famiglia, nel fiore degli anni, è venuta a mancare tragicamente, sembra impossibile accettare questa tragedia, quasi impossibile credere che non ci sia più.

      Forse l’unico modo per seguitare a vivere serenamente è cercare di stare uniti con chi l’ha conosciuta, con chi ha condiviso il suo lavoro e il suo modo di vivere. Lo stare insieme aiuta, lenisce e attenua l’impotenza di fronte a dolori che non riescono ad avere una spiegazione, la compagnia colma la solitudine che lascia la perdita di persone care, diminuisce il senso di smarrimento che ci prende di fronte ad eventi assurdi, come il terremoto, il suicidio, il terrorismo…la ragione non riesce a spiegare, il dolore ha bisogno della compagnia!

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33 risposte a Diamo un senso al dolore..

  1. Giulio Salvatori ha detto:

    Prendendo lo spunto “secco e duro” di Alba Morsilli, grande donna che tutti conosciamo, ci riporta alla realtà sfatando buonismi etc. Un vecchio saggio recita che :- il morto lo piange chi l’ha in casa – Ma siccome quei morti sono la NOSTRA GENTE , è doveroso stringerci attorno alle loro famiglie.E’ doveroso far sentire a chi soffre la nostra presenza, il nostro …porgere la mano. Chi di noi non ha sentito il desiderio di una stretta di mano, di una parola, di una pacca sulle spalle. Chi di noi non ha sentito il vuoto dentro? Chi di noi non ha letto la disperazione in amici o parenti . E’ ovvio che ci sarà sempre qualcuno che gira le spalle, ma è inevitabile che quel -qualcuno- un giorno sarà costretto a tendere la mano perchè, come dice un proverbio :- Siamo tutti sotto il solito stellone.

  2. luciabaciocchi ha detto:

    Quale modo migliore per descrivere il dolore del popolo dell’Emilia se non leggere questi versi di Popof:

    Il salmastro sudore dei ricordi
    Tornando a casa non c’è più la porta da aprire
    Muri scomposti in un puzzle di mattoni
    Una finestra accartocciata all’indietro
    Una diapositiva da cui vorresti fuggire
    Il mondo guarda la nube lasciata dal crollo
    Il bombardamento è arrivato dal basso
    Non resta che ricostruire
    Mischiando alla polvere
    Il salmastro sudore dei ricordi.
    http://popof1955.wordpress.com/2012/05/29/il-salmastro-sudore-dei-ricordi/

  3. sonoqui ha detto:

    Cara Lucia, il dolore dovrebbe essere più sopportabile se nel momento altri dolori ci fanno
    compagnia ,e tutt’insieme ci si stringe in un lungo abbraccio. Purtroppo, alla fine, si resta sempre soli con la propria pena
    Un abbraccio
    Gina

  4. luciabaciocchi ha detto:

    Questa mattina la terra ha tremato di nuovo in Emilia, scene di morte, panico e dolore si susseguono davanti ai nostri occhi, le parole non servono, la popolazione colpita chiede aiuto e solidarietà, ecco le parole del parroco Marcello Poletti di 95 anni, del comune di Buonacompra (Cento di Ferrara):
    «Ho celebrato la Santa Messa per la prima volta dopo il terremoto, ma la predica non l´ho fatta. Ero troppo stravolto, avevo paura di dire strafalcioni. Però sto pensando all´omelia di domenica prossima: dirò che il terremoto è una disgrazia terribile, che però è riuscita a unirci di più. Oggi nessuno pensa solo a se stesso, come prima. Dobbiamo continuare a essere più fratelli».
    Lucia

  5. luciabaciocchi ha detto:

    Ancora notizie che ci addolorano, una cara amica, incontrata per le vie virtuali, è venuta a mancare, un altro vuoto che ci lascia increduli ma la vita continua e dobbiamo affrontare la giornata in maniera positiva, queste parole ci aiuteranno;
    “E’ proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire, dimenticare i suoi occhi e il suo sorriso, solo perché le vostre strade hanno smesso di incontrarsi. Dimenticare il passato e farlo scontare al presente. E’ proibito non cercare di comprendere le persone, pensare che le loro vite valgono meno della tua, non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani. E’ proibito non creare la tua storia, non trovare neanche un momento per chi ha bisogno di te, non accettare che ciò che la vita ti dona, allo stesso modo te lo può togliere. E’ proibito non cercare la tua felicità, non vivere la tua vita positivamente, non pensare che possiamo solo migliorare. Non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso.” (Pablo Neruda)

  6. laurin42 ha detto:

    La compassione richiede un cuore sereno.
    Un cuore che splende di luce nell’apparente buio.
    Un cuore che sa vedere il sole dietro le nuvole.
    Un cuore che porge amore e speranza
    Un cuore che sostiene una visione del futuro.
    La compassione aggrega sentimenti positivi.
    E genera forme pensiero potenzianti.
    Così si esce dalla negatività.
    Love
    L

  7. pino vangone ha detto:

    Siamo sicuri che il dolore è sempre una cosa negativa?
    Il dolore fisico è sempre un segnale, un allarme, una spia che accende il nostro organismo per indicare un cattivo funzionamento di qualche organo, con invito a mutare comportamenti lesivi della buona salute. Quindi, in tantissimi casi, dovremmo dire “sia benedetto” il dolore che mi ha avvisato in tempo di un guasto, prima che sia troppo tardi. Quindi, l’assenza di dolore porterebbe anche e molto spesso ad una assenza di rimedi, con conseguenze disastrose. E’ comunque auspicabile, nei casi in cui si conosce la fonte del dolore ma non si ha la capacità di curare il guasto, che vengano posti in essere rimedi idonei ad eliminare o attutire il dolore.
    Fin qui il dolore fisico, ma forse ancor più pesanti si rivelano i dolori e le afflizioni del cuore che ugualmente sono segnalatori di cattivi comportamenti. I disordini nelle determinazioni e nelle azioni assunte in via diretta, provocano un tipo di dolore che ugualmente invitano la persona alla correzione di comportamenti lesivi a lungo andare della stessa psiche e dell’equilibrio della persona. Poi, infine, ci sono i dolori che investono la persona dall’esterno, per fatti non direttamente determinati da noi, ma causati dalle altrui scelte (bombe, azioni violente ecc.) oppure, causati da una natura comunque limitata e fragile ( morte naturale, terremoti, alluvioni, ecc.), sembra strano ma anche questi tipi di dolori, -che ci investono con una frequenza oggi esasperata, a causa dei mezzi di comunicazione ormai globalizzati, che immediatamente ci catapultano in eventi disastrosi anche lontanissimi,- sono funzionali e ci portano comunque a riflettere sul senso profondo della vita ed anche da questi dolori, elaborati in senso positivo, ricerchiamo una purificazione(dolore come catarsi) che ci faccia ripartire con rinnovato slancio a tenere noi stessi comportamenti di condivisione e solidarietà anche quando l’inspiegabile ci opprime. Come diceva una canzone di Giovanotti: “io penso positivo perché son vivo, perché son vivo…”.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Domenica di Pentecoste, diversa da quella di qualche tempo fa, quando i pensieri erano più leggeri e non affollavano la mia testa. Le parole di Pino mi fanno meditare, quest’esame del dolore visto in tutte le sue forme, però mai, in maniera negativa ma consolante e confortante. Sicuramente il dolore fisico si gestisce e si sopporta meglio, il dolore del cuore è infinitamente più grande, non sempre si riesce a dominarlo con il raziocinio e allora succedono tragedie impensabili ed è proprio in questi casi che la presenza di persone, che hanno fede, ci può aiutare, anche due righe riescono ad addolcire momenti bui. Il tempo spesso riesce a mitigare le sofferenze e a gestire il dolore in maniera più serena e tranquilla, senza però cancellarlo, cercare nel dolore la purificazione non è facile, spesso chi ne è colpito lo percepisce come una punizione e lo vive con un senso di colpa. Ripartire dal dolore per trovare la gioia di vivere è sicuramente l’atteggiamento che tutti dovremmo tenere.
      Grazie Pino!

  8. pierperrone ha detto:

    Si, cara Lucia, il dolore ha bisogno della compagnia. E ormai, però, di quel bene prezioso ce n’è così poco in giro!
    Un abbraccio forte.
    Piero

  9. alba morsilli ha detto:

    Parole, parole e nient’altro che parole, ma tu credi ancora alle favole? Ma lo sai che quando hai bisogno scappano tutti, si ti sono vicini con le parole perché non tirano fuori un euro, provagli a toccare il portafoglio, vedrai che le cose cambiano. Aiutati che Dio ti Aiuta, solo questo esiste nel mondo, Dio per tutti ognuno per se. Gli emiliani sono gente che sanno rimboccarsi le maniche senza aspettare l’elemosina del governo

    • luciabaciocchi ha detto:

      Alba, come è solita fare, ci riporta alla realtà di tutti i giorni, ci invita a non sperare sull’aiuto esterno, ma a trovare forza e coraggio e andare avanti, affrontando da soli la vita con il dolore nel cuore, a volte non riusciamo a farlo e una mano amica ci è di grande conforto!
      Un saluto

  10. ili6 ha detto:

    Un dolore o una disgrazia mettono sottosopra la vita ordinaria, si è costretti ad affrontare esperienze che mettono a nudo tutte le illusioni, viene svelata in un istante la vanità e la precarietà di tante convinzioni a cui si dava molta importanza. Attraverso questi particolari momenti si è costretti ad attingere ad una forza che talvolta non sapevamo neanche di possedere.
    Ritengo che fondamentalmente nel dolore si è soli; gli altri, nella condivisione, nella vicinanza, nella giusta partecipazione possono dare un buon contributo, ma il forte ognuno dovrà farlo da sè per ritrovare quell’energia che fa riprendere la vita.
    Non è facile, ci vuole tempo e ognuno reagisce alla propria maniera al vero dolore; un amico accanto sarà un pallido raggio di sole che cercherà di illuminare una stanza buia e con le finestre serrate, ma quando quelle finestre pian piano riprenderanno ad aprirsi, sapere che quel timido raggio è ancora lì, in attesa, diventa importante.
    Stai vicina alla famiglia della tua amica, in attesa che la loro vita riprenda, dando un senso al dolore che in questo momento senti anche tuo.
    Ti abbraccio.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Grazie per le care parole, sicuramente dobbiamo metabolizzare da soli il nostro dolore, unico, sempre diverso da quello degli altri, la forza dobbiamo trovarla in noi stessi, ma sentirsi soli e abbandonati non giova a risalire la china.
      Un abbraccio 🙂

  11. franco muzzioli ha detto:

    Capisco che i tempi non lo consentono,terremoti,attentati,precarietà,disgrazie,ma forse oltre al dolore potremmo considerare la speranza. Non voglio fare l’ottimista ottuso…ma proviamo a cercare gli altri per costruirci un futuro e per aiutare i nostri figli a costruirselo. Il dolore è un retaggio dell’uomo, Dio ce lo ha imposto cacciando Adanmo ed Eva dal Paradiso terrestre…è nelle pieghe della nostra pelle e dobbiamo conviverci con forza e con spirito combattivo. Poi la mano dell’altro è sempre un aiuto …la comprensione e la solidarietà ci danno lo sprone per superare le difficoltà……ma ricordiamoci il vecchio adagio “aiutati che Dio ti aiuta”.

  12. Fortunata ha detto:

    Non ci sono parole!! .

  13. ANGELO ha detto:

    Quando siamo coinvolti in un tragico momento, il dolore prevale su ogni ragione umana, abbiamo bisogno di essere assistiti da una parola amica, da un conforto, che ci faccia ritornare e capire cosa sia la vera realtà della vita. Dobbiamo essere forti e affrontare il momento senza precipitare in conclusioni che poi si dovrebbero rivelare dannose e senza scopo. L’isolamento è deleterio, non bisogna avere mai il timore di manifestare ad altri, i propri dubbi e le proprie paure. Sappiamo che la vita continua e dobbiamo affrontarla con coraggio e in alcune volte con rassegnazione.

    • Fortunata ha detto:

      Hai ragione ma non e’facile!

      • luciabaciocchi ha detto:

        Cara Fortunata, quando ho scritto queste righe ho pensato anche a te, ne abbiamo parlato tante volte, difficile ricreare le amicizie e la solidarietà della nostra giovinezza, a volte basterebbe un piccolo gesto per alleviare la pesantezza delle giornate buie.
        Serena fine settimana
        Lucia

  14. girasole ha detto:

    Credo che quando il dolore colpisce una comunità, piccola o grande che sia, l’essere uniti faccia stare sicuramente meglio, perchè si sa che ognuno prova dentro di sè quel dolore. E’ come distribuire il peso tra tante braccia. Si sente di non essere soli.
    Anche i gesti e le parole che vengono dall’esterno servono, certamente, danno un po’ di sollievo, ma non sono la stessa cosa. La condivisione è tra tutti coloro che sono colpiti da quel dolore e solo loro possono viverla veramente. Questo ovviamente non significa che non si debba vivere e sentirsi coinvolti dal dolore degli altri e cercare in qualche modo di alleviarlo, non vorrei essere fraintesa. Solo essere consapevoli che per quanto tristi e colpiti dentro,non saremo mai in grado di comprendere fino in fondo l’intensità del dolore che prova chi direttamente lo sta vivendo.
    Nemmeno quando magari, lo stesso dolore lo abbiamo provato in passato vivendo la medesima esperienza. In questo caso possiamo comprenderlo di più ma non completamente. Perchè noi quel dolore lo abbiamo già metabolizzato e siamo in qualche modo fortificati. Quel dolore, anche se lo conosciamo, non ci tocca direttamente e questo non ci permette di sentirlo fino in fondo.
    Ciao Lucia, buona domenica e…un abbraccio

    • luciabaciocchi ha detto:

      Hai ragione Patrizia, il tempo è l’unico rimedio che può attenuare il dolore di ciascuno di noi, cancellarlo mai!
      Mi piacerebbe avere qualche verso delle tue poesie su questo argomento, se puoi..
      Un saluto affettuoso
      Lucia

      • girasole ha detto:

        Carissima Lucia, l’unica cosa scritta che mi viene in mente è una poesia scritta per mia madre che inizia così: “dimentico il tempo che non è stato” a significare il tentativo di non ascoltare il dolore per il tempo che ancora poteva essere, il tempo per coccolarmi ancora nel suo Amore. Dimenticare o cercare di farlo, per ricordare invece quanto di bello e di grande mi ha donato e che niente e nessuno potrà mai rubarmi.
        Un abbraccio

      • luciabaciocchi ha detto:

        Anche a me succede di ricordare i momenti belli del mio passato, coprendo il resto con velo leggerissimo, a volte tutto riaffiora e sono pervasa da una srtruggente tristezza!
        Un abbraccio!

  15. Cecilia Zenari ha detto:

    Quando il dolore tende ad entrare prepotentemente nel profondo dell’ animo … oppure sento la sofferenza di amici e/o persone che ho accanto … la domanda che mi pongo è come alleviarlo, almeno per ciò che posso.
    E comprendo che qualcosa posso!
    … Una porta di casa aperta, un gesto amorevole di accoglienza, un altro di pace, un semplice dono che posso offrire con gioia, un abbraccio inatteso …
    Sento che con questi piccoli gesti posso rasserenare il mio cuore e quello di chi sta soffrendo in silenzio.
    Sì, con gesti che saranno anche piccoli, ma, almeno, sentirò di aver contribuito ad alleviare, almeno un po’, una sofferenza, in un momento di particolare sconforto.
    E da questi piccoli gesti, possono nascerne altri e molto, molto più grandi, chissà!
    Anche se il mio contributo sarà come una goccia nell’oceano, farà parte della bellezza del creato: quella bellezza che sta dentro ognuno di noi.
    Noi così piccoli, ma tanto bisognosi l’ uno dell’ altro, alla ricerca di cose vere, tanto forti, più forte sta, tra noi, la solidarietà e il desiderio di vivere senza dare spazio mai a quel comportamento che è uno dei peggiori e si chiama indifferenza, verso chi soffre.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Dolce, cara amica Cecilia, le tue parole pacate, piene di speranza sono già di conforto e ci predispongono alla serenità. Hai scritto che la porta della tua casa è sempre aperta ad accogliere gli amici in difficoltà, gesto encomibiale che non tutti riescono a fare, sai le cattive notizie ci hanno reso diffidenti e poco propenzi all’accoglienza, ma cercheremo di seguirti e far tesoro delle tue parole.
      Un saluto carissimo

  16. anna b. ha detto:

    Si Lucia è vero, una parola detta al momento giusto può alleviare un dolore, un’amicizia stretta ti può aiutare a superare dei momenti brutti, stiamo tutti vicini, cerchiamo di aiutarci, di abbracciarci sopratutto di volerci bene.

  17. strangethelost ha detto:

    C’è troppa paura e tensione nell’aria e ci sono persone come ho appena scritto nel mio post che tendono a far aumentare questa paura !
    Hai ragione Lucia ! Se si sta uniti ed insieme tante cose si sopportano meglio anche se sinceramente devo dirti che per carattere tendo a isolarmi se ho qualche dispiacere o sto soffrendo per qualche persona cara! Spero di cambiare un pò .
    Un caro saluto,buon fine settimana !
    liù

  18. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Hai detto giusto, Lucia. Non c’è da chiedere rassegnazione, soprattutto al momento in cui fatti terribili, inaspettati, violenti, dolorosi, si verificano. Ma condivisione sì: essere insieme, piangere insieme, tenersi strette le mani, abbracciarsi. La vicinanza allevia certamente il dolore e lo rende più sopportabile. In attesa di tempi migliori. Ciao, Lucia. 🙂

  19. quante brutte notizie in quest ultimi giorni…..nei pressi di casa mia nel giro di una settimana prima si è impiccato il figlio ventenne e poi la madre appena quarantenne…..che dire, che questo week end porti un pò di serenità…ciao lucia

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