E la vita continua…di Giulio Salvatori

La società in cui viviamo, spesso, ha cercato di nascondere i lati negativi dell’esistenza, ha parlato sottovoce dell’invecchiamento, delle fragilità, del dolore e perfino del morire. Ai più giovani è stata negata l’esperienza di assistere e vedere la fine di un proprio caro. E’ successo anche a me. Si cerca di proteggere i nostri figli dal dolore, dalla caducità, dalla sofferenza, dalla sconfitta, a volte vengono considerate vergogne.  Ho deciso di postare l’articolo di Giulio con piacere, un attimo di riflessione, senza timore di portare una nota sbagliata, come ha precisato l’autore, ma spesso questi  momenti diventano occasioni di crescita e di consapevolezza, , parlare, scrivere, ricordare è la sola forma di restituzione che c’è consentita rispetto ai morti e rispetto ai vivi.

                                              La vita continua

     Quando il Carro Funebre si stava avvicinando a un signore, lungo il viale del Camposanto, questi si è tolto il cappello e si è fatto il segno dei credenti. Devo dire che mi ha profondamente colpito perché non conosceva il defunto: ma si è tolto il cappello accompagnando la mano come fosse un saluto. L’estremo saluto.

     Finito il rito della sepoltura, mi sono recato nel punto in cui c’era quell’uomo, ma era andato via; ho guardato a lungo fra la gente ma non l’ho più visto: per tutto il tempo, e ancora adesso, la sua immagine l’ho davanti agli occhi. Alto, molto anziano, distinto, rispettoso: semplicemente un signore di buoni insegnamenti. Un Uomo all’antica, come si direbbe oggi.

     Poi, cosa gli avrei detto? Ora non lo so, sono passate tante ore, ma sicuramente gli avrei stretto la mano come se fosse stato mio padre. Mi sarei fermato a parlare con Lui come un fratello, uno di famiglia. Avevo proprio bisogno di una Persona come Lui: ma non c’era più. Gli avrei confessato i miei silenzi.

     Non sono qui a far stare male coloro che mi leggono; la vita ogni tanto ci dà delle sberle. Quando chiamano per il lungo viaggio senza ritorno, non c’è nessuno che può fare diversamente. Ho voluto condividere con Voi la presenza di quel Signore che, in un giorno di tristezza, con il suo gesto ha risollevato il morale.

      Mi sono lasciato alle spalle il cancello del Cimitero, una macchina con la radio a tutto volume sfrecciava lungo la strada. Come musicista li avrei sgridati, non si ascolta la musica a quel modo… ma poi mi hanno riportato alla realtà.

La vita continua…       (Giulio Salvatori)

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32 risposte a E la vita continua…di Giulio Salvatori

  1. Giulio Salvatori ha detto:

    Grazie a Tutte e a Tutti….si Franco, la vita continua.

  2. franco muzzioli ha detto:

    Racconto novembrino…….non che la morte non sia un evento immanente ed inevitabile , ma proprio quando fioriscono peschi e ciliegi , quando le Apuane prendono tutti i verdi del mondo ed il sole le fa risplendere nel loro biancore , parlare di pur bucolici cimiteri , mi toglie la gioia dei fasti della primavera.
    Sì caro Giulio……la vita continua !

  3. pino vangone ha detto:

    E’ proprio così Giulio la vita continua anche dopo la morte, sia per il signore che si è fermato a salutare e sia per il signore nel carro.

  4. sonoqui ha detto:

    Un caro saluto per augurarti una serena sera
    Gina

  5. semplice1 ha detto:

    Ci spaventa morire e non vivere da morti. Assoggettarsi al dolore, piegarsi alle prepotenze, arrendersi alle situazioni, ammutolirsi alle violenze, nutrirsi di indifferenza…non sono forme di morte? Si deve coltivare instancabilmente, gioiosamente,consapevolmente quel “quid” che fa la differenza tra la morte e la vita. Vita non come somma di giorni ai giorni…..
    Un sorriso

  6. Cecilia Zenari ha detto:

    Accogliere la vita, consapevoli che in questo percorso ci sono “i semafori rossi e quelli verdi”, pure quelli gialli! … Ci sono strade senza uscita e quelle che portano … “verso l’Orizzonte” … Ma in fondo all’Orizzonte non ci si arriva con il percorso di questa vita: ci si può mettere in cammino e provare pazientemente a raggiungerlo. L’importante è camminare con fiducia! Spesso, pure rialzarsi e procedere con determinazione, serenità e umile accettazione.
    Quel caro signore che ha tolto il cappello ha avuto un gesto di profondo rispetto verso gli avvenimenti della vita, verso la sofferenza umana, ha partecipato ad un momento particolare e quel gesto è stato come una parola profonda, sicuramente un sentimento di condivisione, se pur fatto nel silenzio del cuore!
    Come sarebbe bello che usassimo il cuore, il silenzio del cuore! per rinnovare, ogni giorno, la bellezza di sentirci uniti nelle avversità della vita, con il rispetto che ci rincuora e accompagna in questo umano peregrinare.

  7. luciabaciocchi ha detto:

    Riflessione sul dolore e …
    Chi nasce lo sa ma non sa di saperlo. La mamma lo
    sa e sa di saperlo. Ma può saperlo male.
    Ogni fine è sempre anche un principio ed ogni
    principio è anche una fine.
    Il passato non è più. Il futuro non è ancora. Il
    presente c’è ma sfugge per sua natura.
    Il grande dolore è dirsi addio ma non è detto che
    l’ultimo sia il peggiore.
    Sul dolore e sullo stupore del tempo che passa non
    ci sono verità. Solo racconti.
    Per raccontare ai bambini occorre fantasia e farsi
    bassi. Per gli adulti fantasia e libertà.
    Esistono buoni racconti e cattivi racconti. Quelli cattivi
    trattengono e avvelenano il dolore.

  8. Giulio Salvatori ha detto:

    Ho letto e riletto i Vostri commenti, tutti, tutti densi di comprensione. E’ quello che mi aspettavo. Come un alone siete passati sopra il dolore facendo emergere la speranza, altri la Fede. Beati coloro che hanno fede. Con la consapevolezza che quel giorno verrà per tutti con la giusta paura, l’angoscia che ci soffoca ma…, basta guardare il sole che illumina il nuovo giorno e ti riaffiora il sorriso.Diceva San Francesco che :- Chi canta prega due volte – Perchè non farlo? La vita è bella, guai se si dovesse vivere sempre nella nebbia.Scacciamo i brutti pensieri con la convinzione che :- La vita continua- Questo è il senso del mio scritto.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Dovremmo riflettere e capire, che la vita è bella quando va vissuta fino all’ultimo minuto, con intelligenza e caparbietà. La morte è solo un fatto casuale, è lo spirito che ha condotto le nostre azioni che deve rimanere in memoria a chi rimane.
      Un saluto

    • Cecilia Zenari ha detto:

      Mi domando, Giulio …

      “Ma i brutti pensieri, colmi di paura e tristezza, hanno sempre qualche fondamento?”.

      Io credo, invece, che i pensieri belli sono quelli che ci rasserenano in continuazione e, se ascoltiamo nel profondo del nostro animo, ci confermano una Verità, se pur colma di Mistero.

      I pensieri belli allietano la vita, smussano e allontanano il dolore, donano vigore a noi e ai nostri cari! I pensieri belli sono ringraziamento per la vita stessa!

      Se cantare due volte giova … perché non farlo?

      Grazie, Giulio, sei grande!

  9. mariella54 ha detto:

    Anch’io quando passa un funerale faccio un segno di croce e dico una preghiera ,non ci trovo nulla di strano .Quello che mi meraviglia è che non si parla mai della morte ,come se non esistesse,ai bambini si cerca di nasconderla ,forse per questo cresciamo con la pauradi moriree viviamo pieni di paure?Ciao Lucia

    • luciabaciocchi ha detto:

      Nei popoli antichi il tempo del trapasso era un grande momento collettivo in cui tutti si riunivano intorno al letto del morente, grandi e piccini, e gli facevano sentire la vicinanza, l’affetto, la pietà, tutto era naturale. Una cosa che adesso non c’è più. Perché oggi si muore da soli, con le macchine, isolati in un freddo letto d’ospedale.
      Un saluto
      Lucia

  10. liù ha detto:

    Forse è perchè vivo in un paese del Sud ma qui è normale che al passaggio di un funerale gli uomini salutino e tolgano il cappello! Solo che ormai intorno a noi c’è tanta di quella indifferenza che basta compiere un gesto tanto umano e cristiano per colpire tanto !
    Non ho mai pensato che anch’io sarei morta fino alla scomparsa di mio padre,avevo 40 anni da compiere !Da quasi 19 anni ci penso in continuazione ma non ne parlo con nessuno!
    Ci sono giorni in cui ne ho terrore ,giorni in cui la desidero e giorni di totate indifferenza,non so tra tutte e tre le opzioni quale sia il male minore.
    Un caro saluto Lucia.
    Liù

    • luciabaciocchi ha detto:

      Come ti capisco Liù. Quando vengono a mancare i genitori, grandi punti di riferimento, improvvisamente ci sentiamo adulti e più vicini alla fine, è successo anche a me. Forse, distratti da una società che ha banalizzato la morte e il dolore, dovremmo trasmettere ai più giovani un’ educazione emotiva alla sofferenza, parlandone come di un evento naturale e inevitabile a cui nessuno si può sottrarre.
      Un saluto
      Lucia

  11. ANGELO ha detto:

    Parlare di quello che ci aspetterà un giorno, fra cent’anni, lo sappiamo tutti, dobbiamo attendere quest’ evento e affrontarlo con la rassegnazione dovuta. Da sempre il problema della morte incombe su ogni essere pensante; in ogni tempo e in ogni tipo di società l’uomo ha tentato di rappresentarsi la morte, di immaginarla, di comprenderla intellettualmente, riflettendo sulla sua origine, sul suo significato, sulle sue conseguenze, ed escogitando diversi sistemi di credenze e varie strategie di comportamento per proteggersi dall’angoscia nei suoi confronti con la dovuta tranquillità. L’uomo è quasi di continuo accompagnato da questa invisibile e muta compagna, che opera a vari livelli di consapevolezza; essa si rende presente in modo fulmineo in quel senso di vertigine che coglie l’uomo quando di tanto in tanto si sorprende a pensarsi mortale, a pensare, con rinnovato stupore, il proprio annientamento totale e irreversibile

  12. sonoqui ha detto:

    Il Gesto di quell’ uomo, colpisce soprattutto dopo aver perso una persona molto cara, e perché ,oggi ,in questo mondo scarno di rispetto e misericordia assume “bellezza” di rarità
    Un abbraccio a Giulio e a Te, cara Lucia
    Lieta domenica
    Gina

  13. ili6 ha detto:

    Purtroppo oggi siamo arrivati al punto di sorprenderci positivamente per un gesto di educazione, partecipazione e di rispetto notato per caso. Siamo così tanto abituati all’indifferenza, all’ineducazione che davvero vien voglia di stringere la mano a quel signore che dà un saluto a chi va via, precedendoci.
    Mi piace la condivisione dell’emozione di Giulio e mi piace anche il titolo che ha dato al post: sì, la vita continua, a volte in un modo diverso, ma continua e la Musica…aspetta sempre di essere ascoltata finchè avremo orecchie, mente e cuore per ascoltare.
    Cordialmente,
    Maria Rosaria

  14. anna b. ha detto:

    La vita purtroppo è questa, tutti dobbiamo fare questo passaggio, è triste, ma la natura lo impone. Quando arriva la nostra ora dobbiamo essere pronti per spiccare l’ultimo volo.

  15. Sandra ha detto:

    mi piace sempre leggerti Giulio,per me e’ normale al passaggio di un carro funebre fare un segno di croce e mormorare rapidamente un eterno riposo..chiunque sia il morto ;per me e’un anima tornata al Padre riposi in pace.

  16. girasole ha detto:

    Che calore dà l’immagine di quest’uomo… Credo sia questo: in un momento di dolore, un gesto così sa di condivisione, di attenzione al nostro dolore e per un momento reca sollievo.
    La vita sì, va avanti. Te ne rendi conto subito, appena torni a casa. Magari ti chiedi come farai (a me è successo così…) ma lo sai che sarà così… E questo pensiero quasi infastidisce, Ma questo è il nostro destino e non c’è nulla di male a parlarne. Forse bisognerebbe farlo di più, specie con i ragazzi e i bambini, senza paura. Forse chissà, servirebbe a renderli maggiormente consapevoli del valore della vita.
    Un abbraccio

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara Patrizia mi piace postare la tua poesia, evoca pensieri dolci e commoventi.

      Genitori
      Sei madre che non stringo
      sei padre che non vedo

      ma se rincorro il tuo sguardo,
      non scorgo
      la lievità di quei giorni.

      Solo il peso di un’ombra ti adombra le spalle
      solo un muto dolore

      nascosto al mondo come uno sfregio.

      © Patrizia.M.

  17. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Oltre che per la consueta maestria nello stile e nella scrittura, caro Giulio, c’è da ringraziarti per aver voluto sottolineare l’importanza di certi avvenimenti, che dovrebbero segnare profondamente la nostra vita. Non in senso negativo, ma positivo, cruciale anzi, per il futuro: gli eventi negativi fortificano e ci fanno andare avanti con la consapevolezza di quanto è avvenuto. Sia in una concezione di vita laica che cristiana, la malattia e la morte hanno un significato profondo. Impegnano per il futuro a non sottovalutare la vita, che è un dono prezioso e non deve essere sprecata. Così sia.

  18. popof1955 ha detto:

    Una cosa da tenere allegramente presente, è che la vita ad un certo punto finisce. La morte non è un anniversario che torna tutti gli anni, quella arriva una volta sola, anche se qualche testimonianza di bis c’è.
    Io non penso con tristezza a chi è andato dall’altra parte del muro (a parte la mancanza), e nemmeno alla mia dipartita (al momento clou spero di essere già dall’altro lato).
    I suoni non sono in fondo che un modo per interrompere il silenzio, oltre ali uccellini e a chi sbraita e grugnisce, ci siamo anche noi che li osserviamo nel loro incedere.
    Ciao Giulio, ha smesso di piovere, la luna ora è crescente, non posso imbottigliare e leggerti mi ha fatto venir voglia di suonare. 🙂

    • luciabaciocchi ha detto:

      Che bello leggerti Paolo, sempre positivo, calmo e pronto a superare gli inciampi che la vita ci presenta, abbiamo bisogno di questi messaggi, grazie per l’attenzione che dedichi al mio blog.
      Buon fine settimana, anche bagnato 🙂

  19. riccardo ha detto:

    Caro toscano maledetto, come ami definirti , non vedo cosa avresti dvuto chiedere a questa persona, si è comportato come ogni persona civile dovrebbe fare davanti a un vivo come ad un morto, saluto togliendo il cappello se non credente o aggingendo il segno della croce se credente, il saluto è d’obbligo nella normalità dei più.
    Un saluto a Lucia, e uno a tutti i visitatori del suo blog.

  20. Giulio Salvatori ha detto:

    Ancora una volta Lucia ha saputo dare il “Tocco” giusto.Niente lacrime ma una brezza di reale spirito del vivere quotidiano. Del resto la famosa poesia di Peguy diche che – …Sono tutti all’altro lato del cammino- E come musicista Vi invito a canticchiare – l’inno alla vita-

  21. alba morsilli ha detto:

    In una città caotica come Genova non vedi più al passaggio di un carro funebre le persone che si fanno il segno della croce, anzi la macchina che va ad un ritmo più lento sono molti i clacson che suonano (gridando anche parolacce) ecco cosa siamo diventati neppure rispetto per i morti, eppure tutti passiamo da quella porta.Quanto manca il rispetto a qualsia cosa, per questo forse, persone come il signore che ha descritto Giulio, fanno specie.

  22. fausta68 ha detto:

    Quando il cuore è preso dal dolore riusciamo a notare cose di cui non ci saremmo accorti di solito, valutandole secondo un metro diverso. Così la macchina che passa con lo stereo a tutto volume non dà fastidio ma aiuta a rientrare nel presente…..
    Molto bella la presenza silenziosa e discreta del signore distinto…

  23. Fortunata ha detto:

    Ma quanta tristezza e dolore.
    Fortunata

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