Alla ricerca del tempo per sè

 “Cerca di ottenere di più da ciò che hai, piuttosto che desiderare ciò che non hai”

 Stiamo vivendo un periodo di grave crisi economica e siamo certi che non porti nulla di buono, vorrei sottolineare un  aspetto positivo di questo momento nero. Quello umanistico. I sociologi confermano una nuova tendenza sociale di maggiore consapevolezza, sempre di più un gran numero d’italiani tendono a rivalutare ciò che è importante nella vita, sposando la nuova filosofia del Lateral living. La ricerca della felicità, diventa lo scopo principale dell’esistenza, il lavoro non è più l’unica meta cui aspirare, molti mollano il lavoro, scegliendo di vivere in campagna, in cerca di un nuovo lusso, trovando soddisfazione di “sporcarsi le mani” nel coltivare la terra.  La scelta di lasciare la città per andare a vivere in campagna è una scelta per passare dalla logica del guadagno per possedere più cose a quella dello spendere meno per avere più tempo per sé e vivere meglio, forse la felicità risiede proprio in questo; viverla assaporando le cose semplici che la natura ci offre senza chiedersi da dove sia arrivata o quanto tempo durerà. In questa scelta di vita la famiglia occupa un posto importante, avere più tempo da trascorrere con i propri cari, riscoprire attività che si erano dimenticate, vivendo in maniera più rilassata consente ad ognuno di esprimere la sua potenzialità e creatività.

 Riporto delle righe dal libro di  Franco Ferrarotti, Atman il respiro del bosco:

“Dovessi rinascere, non mi spiacerebbe far parte del regno vegetale. So che tra l’umano e il vegetale – due specie viventi – si danno tuttora grandi, sostanziali differenze. Credo di aver capito che tagliare un ramo d’albero è come infliggere una ferita a un essere umano, che gli alberi parlano, chiacchierano fra loro, cantando e stormendo, vivono, nascono e muoiono come noi.”



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28 risposte a Alla ricerca del tempo per sè

  1. espress451 ha detto:

    Come sempre, cara Lucia, delicata nei tuoi pensieri e nelle tue parole…
    A presto, Es.

  2. ioviracconto ha detto:

    Mi perdonerai se, arrivato qui per caso, mi permetto di fare un’osservazione critica. Ricercare la felicità in campagna credo che, attualmente, sia possibile soltanto a quelli che hanno la possibilità economica di trasferirisi in campagna. Ma i giovani senza lavoro, che magari o vorrebbero, come fanno? Io credo che lavorare la terra sia una possibilità economica nuova, in questo paese, se solo lo stato aiutasse i giovani senza lavoro a insediarsi in campagna e a produrre, all’inizio per se stessi, poi per gli altri.

  3. maria cavallaro ha detto:

    Cara Lucia, hai ragione io vivo in un paesino alle pendici dell’Etna, ma a giusta distanza dai centri a grande densità abitativa, è tutto più a misura d’uomo, abbiamo la campagna con il nostro orto e il frutteto, conosciamo sapori ormai perduti. Mio marito in pensione ha trovato il suo hobby e devo dire che riesce molto bene, le cose che coltiva hanno un sapore speciale.Lasciare il lavoro se non si hanno altri proventi non si può, ma da pensionati è una bella attività e un bel risparmio.Ci vuole buona volontà, un piccolo trattore e un po di attrezzi e avere anche un fazzoletto di terra, l’orto è proprio una buona palestra. Ciao Ti abbraccio augurandoti una Pasqua serena, con affetto, Maria

  4. ANGELO ha detto:

    Ricordo quando da ragazzo seguivo i miei nonni nel loro lavoro in campagna, mi sentivo libero, li aiutavo per quel che potevo ad essere utile e nello stesso tempo ero felice, si, perché immerso nella natura riuscivo a respirare quell’aria di pace di serenità lontano da tanti pensieri della città. Mi piaceva seguire l’evolversi del cambiamento naturale delle piante, dei frutti, vedere l’oro del campo germogliare e seguire tutti i lavori da realizzare per ottenere un prodotto migliore. La vita di campagna mi sarebbe piaciuto continuarla, ma per ragioni diverse abbiamo dovuto sacrificare questo terreno, proseguendo la mia vita in città, più impegnativa e più triste.

  5. sonoqui ha detto:

    Buongiorno Lucia, ti auguro una lieta domenica delle Palme
    Con Amicizia
    Gina

  6. ili6 ha detto:

    Fermo restando che concordo con quanto Lucia ha scritto nel post, specie sul fatto che da un’esperienza pesante può nascere qualcosa di buono e di positivo, che amo la natura come tanti, che ho sempre avuto la fortuna di non vivere nel caos della città ma nel suo hinterland, paese attrezzato, comodo e a un tiro di schioppo da tutto, vorrei sottolineare un punto: la ricerca dei sociologi che fascia di reddito riguarda? Forse coloro che vanno a vivere in campagna senza dover fare i contadini tranne che per hobby, quelli che, col capitale già accumulato da una vita di lavoro in città, si possono permettere la villetta con piscina, caminetto, box per i cavalli, camere doppie e triple e tutte le comodità, internet compreso…Ecco, se questa è la tendenza, sono pronta a sfidare le allergie campestri primaverili e ad andare a stare in campagna 🙂
    La più comune tendenza, invece, e alla quale assistiamo da decenni, è la fuga dalla città, carissima, verso i quartieri-dormitorio delle zone limitrofe alla città, dove vedere un papavero o una margherita diventa occasione di meraviglia e dove, purtroppo, tutto è spersonalizzato. La chiamano collina o campagna, ma di esse non ha nulla.

    Un abbraccio, Lucia, splendida padrona di casa di questo bel salotto.
    Maria Rosaria

  7. girasole ha detto:

    Cara Lucia, la scelta di cui tu parli è una scelta importante, un cambiamento di vita radicale che mi ha sempre affascinato. Fossi più giovane, col senno di adesso probabilmente farei scelte diverse. Tuttavia, in parte è una scelta che ho fatto anch’io. Non ho abbondanato il mio lavoro perchè mi piace ma ho ugualmente deciso di fuggire dalla città. Non me ne sono pentita anche se all’inizio molti mi prospettavano questa possibilità, Ora vivo in un minuscolo paese di campagna., ho la fortuna di aver potuto “portarmi dietro il lavoro” col semplice trasferimento, non devo più fare ore di coda e quando vado in città, nel traffico e nella confusione mi prende l’ansia…non ci sono più abituata… Dopo un po’ mi mancano il silenzio, la tranquillità, il verde che mi circonda, le piccole grandi meraviglie che si possono vedere qui e che in città non ho mai visto. Non serve molto in fondo: anche un piccolo paese a ridosso della città può cambiare la vita.
    Alle volte, quando penso a questa crisi che ci attanaglia, alla possibilità molto concreta di avere una pensione misera mi dico: “Beh, un pezzetto di giardino ce l’ho, vorrà dire che farò un piccolo orto, mi comprerò un paio di gallinelle…un paio d’alberi da frutto…di fame non morirò. :-))
    Un abbraccio e buon fine settimana.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Patrizia queste righe mi comfermano il mio pensiero su di te, vivere una vita all’insegna della qualiità più che della quantità, per quanto riguardo l’orto di trascrivo la definizione suggerita dal blogger segnalato da Popof:
      «il più piccolo degli orti è esso stesso compendio dell’intero Pianeta, una metafora tessuta da fibre vegetali, terra e acqua che ci insegna un modo responsabile di vivere il palcoscenico più grande, quello fatto di fiumi, montagne, mari, pianure. L’orto dona una visione privilegiata a chi lo coltiva. Serenità e una spolverata di saggezza. Così percorriamo le geometrie di ortaggi e ne usciamo pronti per affrontare le noie quotidiane»
      Buon fine settimana 🙂

  8. keypaxx ha detto:

    Vivo in campagna da molti anni. E, posso confermare, che questa tendenza è assolutamente crescente. Si sono formate, nel corso degli ultimi anni, delle autentiche nuove comunità di collina. Dove prima era una landa quasi desolata.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^____^

    • luciabaciocchi ha detto:

      Ben venuto nel mio blog, anch’io ho la fortuna di vivere una parte dell’anno in campagna e so apprezzare anche le minime sfumature.
      «Il nostro paesaggio sono gli avi, siamo noi, è il futuro dei nostri figli.
      Un saluto
      Lucia

  9. sonoqui ha detto:

    Cara Lucia, ho la fortuna di vivere in campagna e mai rinuncererei a vivere lontana da essa
    Ho vissuto per breve tempo anche in città, ma sentivo forte in me un disagio fisico e spirituale.
    Non tutti possono…ma ci cono anche quelli che rifiutono la bellezza e la “fatica” di vivere a contatto
    con la natura
    Con Amicizia
    Gina

  10. nives1950 ha detto:

    Abbiamo bisogno di luce, di sole, di aria…di movimento. Abbiamo vita dentro di noi…che deve essere mantenuta, stimolata, rigenerata; secondo dei ritmi ben precisi.
    Sai Lucia, qualche anno fa, m’è capitato di sentirmi fisicamente, come una pila scarica.
    Tutti i bioritmi erano in tilt. Gli organi vitali non funzionavano più: stomaco, fegato, reni, intestino…
    persino il cuore: pressione 220/250-110/120, battiti 38/40! Praticamente, non avevo più energie e non riuscivo più a dormire correttamente. Sai perchè?
    Da 4 anni, lavoravo solo col turno notturno. (Mentre di giorno, stavo al buio e cercavo il silenzio per poter dormire). Piano piano, il corpo si era adattato e poi difeso…ma poi, quasi improvvisamente, non ha più risposto….fino a non permettermi più di lavorare, nemmeno di giorno. Mi sono dovuta licenziare…per una questione di vita! (Non stò scherzando).
    Sentivo il bisogno di luce, di energia, di aria….Non riuscivo più a guidare, perciò, ogni giorno, prendevo il bus o il treno e raggiungevo la montagna, anche se pioveva o faceva freddo. Ho camminato sola, tutto il giorno, a contatto con la natura…stimolando la vita…per più di un anno.
    Oggi, con più lucidità, mi rendo conto di quanto sono stata fortunata, nell’accorgermi in tempo…per la salutare scelta.
    Difficoltà economiche? Meglio non parlarne! Dico solo che…se si ama veramente la vita per quello che è…sicuramente si trovano stimoli e ragioni nuove.. Noi italiani, possiamo ancora permettercelo!

    Come avrai ben capito, Lucia cara, io canto alla vita e alla natura…a più non posso!!

    Con simpatia

    Nives

    • anna b. ha detto:

      Bellissimo il tuo racconto Nives, sono d’accordo con quello che hai esposto.
      Hai ricominciato a vivere uno stile di vita che ti permette di essere felice.

      • nives1950 ha detto:

        Lieta di conoscerTi, Anna!
        Sì, ho DOVUTO scegliere di lasciare il lavoro, per DOVERE VERSO ME STESSA!
        Ad un certo punto, mi sono resa conto dei miei VERI BISOGNI…..che, in quel preciso tempo, erano più VITALI di altri!
        Non era questione di più felicità, più tempo per me, o qualità di vita (come intende il Post di Lucia). Nel mio caso, erano bisogni più VITALI….addiritura del cibo stesso!
        Attraverso quel LAVORO, realizzavo le mie attitudini, avevo un ruolo sociale, ero amata e stimata….ed economicamente autonoma. Ero comunque serena, e godevo di riposi e gratificazioni. Ma, ad un certo punto, ho avvertito un richiamo più forte degli altri. A chiamarmi all’ordine era IL CORPO, che reclamava LUCE, energia solare, colore, ossigeno….Come una pianta cresciuta in una serra….esternamente ero sana e anche bella ma…in profondità, a poco a poco, mi sentivo mancare…non avvertivo più contatto col “midollo”, con la “fonte” e…sentivo spegnersi la VITA.
        Come un albero di olivo, cresciuto in serra, mi sono dovuta “temprare”….ho dovuto cercare il SOLE, per riprendere vigore, difese, colore, gusto, spinta vitale, gioia dei nuovi frutti. Ohh, Anna cara…Per fortuna, mi sono accorta in tempo!
        Per fortuna godevo di un po’ di risparmi….ma, sopratutto, di “tanta” famiglia…(pur vivendo sola).

        Sì, credo che In Italia, siamo ancora fortunati.Forse siamo ancora in TEMPO…per accorgerci, per scegliere e salvare l’ESSENZIALE…anche per il CORPO!
        Perchè… senza il corpo..l’ANIMA sulla terra, (ho imparato) che non può crescere e risplendere!!!
        Con simpatia

        Nives

    • luciabaciocchi ha detto:

      Un saluto affettuoso ad Anna 🙂

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara Nives, la tua testimonianza è per tutti noi un bellissimo regalo, scelta difficile sicuramente che donata sensibilità e anche un coraggio.
      I tuoi commenti sono sempre all’insegna del buono umore e positività, valori indispensabili per una vita serena.
      Un saluto caro 🙂
      .

  11. Giulio Salvatori ha detto:

    PS:- Mettete da parte quanto ho scritto sopra e tenetelo come una foto del “panorama”. Volevo aggiugere che, non ci si improvvisa contadini o pastori…No! Pochi resisterebbero. Se poi hai del bestiame, non ci saranno più le domeniche o le festività. Metteteci anche queste cose nel mazzo delle belle cose.E ancora, se vi fa schifo pulire una stalla, ricordatevi che li, non ci profuma di lavanda, ma di tutt’altro.Mi fermo qui, non vorrei frenare eventuali richiami della natura .Il solito maledetto toscano

    • luciabaciocchi ha detto:

      Giulio sicuramente ci vuole coraggio per piantare tutto e ritirarsi in campagna, ma, come raccontato da Sandra e Nives, ora ci sono molti che si armano di coraggio e riescono a adattarsi all nuova vita, non sempre comoda e confortevole.Dopo un periodo difficile si riesce a sopravvivere e gustare quanto di bello la natura ci offre.
      Con amicizia 😛

  12. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Sarei tentato immediatamente di condividere, e con il cuore sono vicino, ma sento che si tratta di un evento senza alcuna possibilità di pratica realizzazione. Per due considerazioni principali. La prima è che non m’appassiona un ripiegamento in me stesso, cosa che non ho mai fatto nella mia vita; semmai ho cercato in tutti i modi di spingere me e le persone vicine a me a uscire dal nostro ambito nucleare, familiare, di piccolo gruppo, e fare cose al di fuori di noi.. La seconda è che tale ripiegamento mi sarebbe letteralmente impossibile, mancandomene i mezzi e le possibilità. Mentre abbandonerei le cose “esterne” che faccio, dalle quali traggo motivi di soddisfazione ed orgoglio, non certo personale ma comunitario. Tutto qui. Ciò considerato, non mi dispiace affermare che il modello rural-intimista non fa per me.

    • ili6 ha detto:

      Ciao Lorenzo,
      grazie per il commento che hai lasciato su fb da Lucia e riferito al mio post. Non sono su Fb, quindi ti scrivo qui e…guarda che la tua Terra d’origine è sempre lì, nonostante le funeste previsioni non s’è spostata verso l’Africa o verso la Grecia, quindi una capatina a Pasqua, ad esempio, puoi sempre farla per rivivere le tradizioni, le usanze, i riti, i profumi, i colori della tua infanzia. La Sicilia ti aspetta sempre e col sorriso.
      Ciao e ancora grazie 🙂

      • Lorenzo D'Agata ha detto:

        Ti ringrazio della tua gentilezza, Maria Rosaria. Non so chi disse una volta che la Sicilia è una malia( o una magaria? Ed in effetti così la vedevo quando giungevamo alla punta della Calabria, in macchina, prima di prendere il traghetto. Immersi nella natura vedendola da lontano: un sogno. E così è sempre stata per me, in un rapporto fra madre e figlio, cioé difficile, in cui le ragioni dell’affetto e della riconoscenza superano di gran lunga quelle del talvolta rancoroso puntiglio. Sì, perché io amo senza se e senza ma la mia Patria, ma faccio molti distinguo nei confronti dei siciliani, seppur fratelli e sorelle. Tanti cordiali saluti ed auguri, e spero di vederti presto. 🙂

  13. alba morsilli ha detto:

    ma non vi ricordate quando i nostri padri scappavano dalla terra essa non dava niente, erano contadini con le toppe nei pantaloni (non per la moda )e ignoranti. Ora che qualche soldo in tasca ve lo trovate pensate di ritornare in campagna, ma ditemi siete abituate a tutte le comodità,acqua calda, caloriferi ecc ma come ci ritornate come negli anni 50da uomini primitivi.
    poi lavorare da una luce a l’altra, senza ferie e mai festa,
    Bella la fantasia della campagna ma quella che io ho descritto è la realtà

  14. Giulio Salvatori ha detto:

    C’è poco da capire:è il richiamo della natura.Uno come me che è nato e cresciuto fra campi e boschi, si crea questo legame. Vedi crescere quella pianta che magari hai innestato, quel filare di viti che conosci una per una, il ciliegio che adesso ci vuole la scala per raccogliere i suoi frutti etc.etc.Ecco che, come dice lo scrittore Ferrarotti, si sente il respiro del bosco, il dialogo fra le varie piante, regolato dall’armonia del vento o dalla brezza.Non c’è bisogno dell’orologio che scandisce il tempo, lo percepisci da tanti particolari che ore sono.Ogni luogo ha le sue caratteristiche;si apprendono vivendoci , osservando , aprendo le narici ai profumi che t’arrivano da tutte le parti. Anche il canto degli uccelli ti fa capire certe fasi del giorno; imposibile descrivere il comportamento saltellante del pettirosso che ti viene a beccare fra le zolle fresche.E’ li che aspetta che tu rigiri la terra al sole per farla respirare.Più diffidente il merlo, si avvicina come se facesse il tip-tap come un ballerino , afferra il vermetto e vola via, ma te sai che al pomeriggio ritornerà.Non è amichevole come il pettirosso.E’ ovvio che chi può scappare dalla città lo fa,piano piano comincerà a leggere -Il libro della natura-. Non si trova in nessuna edicola, lo devi scrivere da solo.

  15. popof1955 ha detto:

    Ciao Lucia, vai a dare un’occhiata a questo sito http://www.progettopecoranera.it/, ha vent’anni, ha deciso di vivere d’essenziale e ci ha scritto anche un libro. Niente male 🙂

  16. Chiunque dopo aver vissuto nella bolgia di traffico, smog, cantieri, auto e parcheggi selvaggi se potesse fuggirebbe in campagna, al mare, sul cocuzzolo di una montagna pur di scappare. E si… è un momento difficile e Roma mi sta soffocando, non ho mai rimpianto tanto i miei anni a Salerno come in questi giorni.

  17. Sandra ha detto:

    Cara Lucia ti capiamo e seguimo perfettamente,mio genero .ex direttore di banca ha lasciato tutto,coltiva ns terreno co piccolo trattore,pintato viti ,fa olio stiamo diventando auto sufficienti .Occhio alla crisi……

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