Impariamo di nuovo a diventare “animali sociali”

“L’uomo è per natura un essere sociale, e chi vive escluso dalla comunità è malvagio o è superiore all’uomo, come anche quello che viene biasimato da Omero: “empio senza vincoli sociali”; infatti, un uomo di tal fatta desidera anche la guerra.”                                            Aristotele  (1252 a.C.)

L’articolo di Giulio mi ha sollecitato a parlare della mancanza di socialità, uno dei problemi fondamentali del nostro tempo, la difficoltà di trovare una comunità con cui scambiare esperienze di vita e da cui poter avere sostegno e fiducia. La famiglia, spesso non è più in grado di sostenere e a accogliere i problemi, le difficoltà, le gioie, i dolori dei suoi membri, nei condomini non esiste più il senso della vita collettiva, ognuno chiuso nel suo appartamento pensa a se e se qualcuno è nei guai non è facile trovare aiuto. Le vite di ognuno si allontanano, si perdono i contatti, la vita frenetica non ci lascia tempo per frequentare le amicizie, di vivere insieme momenti di dolore e di gioia.  La nostra società è ormai multietnica e ci accorgiamo che per gli immigrati questo problema è quasi inesistente, come non lo era per gli italiani che tanti anni fa hanno lasciato il loro Paese per andare a cercare fortuna nel mondo. Riescono a mantenere rapporti affettivi con il loro gruppo, passano insieme il loro tempo libero, si proteggono, si assistono in caso di malattia e bisogno, hanno famiglie più numerose che proteggono e difendono dal mondo che li circonda. Per loro la domenica è un giorno di festa, non di noia come per molti di noi, non sentono la malinconia, hanno tanti amici e parenti da vedere, forse dovremmo prendere esempio e far sì che ognuno di noi si senta parte di una comunità in cui ciascuno è considerata parte di un tutto, e questo sicuramente fa vivere meglio.

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49 risposte a Impariamo di nuovo a diventare “animali sociali”

  1. Giulio Salvatori ha detto:

    Vi faccio notare come cambiano le abitudini anche di un piccolo borgo.Tempo fa, e non molto, il mio paese era “Una Grande Famiglia”.Nonostante le innumerevoli litigate,In caso di bisogno bastava un fischio e subito accorrevano;anzi non occoreva neanche chiamare, lo capivano da tanti particolari che c’era qualcosa che non andava.La porta di casa, era sempre aperta, sempre. Oggi non è più così, devi chiudere e magari mettere anche il lucchetto al cancello.Ecco che la diffidenza la fa da padrona, però, chi ha una educazione “popolana” alla buona, non tiene conto delle diffidenze e continua, continuerà ad aprire la porta a tutti.

  2. keypaxx ha detto:

    Sfortunatamente la vita moderna ci ha condotti verso un bivio; andare avanti inquadrati nei bisogni di una società che, di sociale, ha ormai ben poco. O tornare indietro per cercare di recuperare i valori dei nostri padri. Difficile però cambiare stile di vita, specialmente quando si è costretti dal dio denaro.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^___^

  3. franco muzzioli ha detto:

    Giulio, le montefalchesi non prendono il latte da piccole , ma il sagrantino quindi saltono fuori così …..belle…..e toste!
    Poi c’è l’aria bòna il panorama non se ne parli …..è la ringhiera dell’Umbria….poi hanno anche una Santa …..ma ! Chiara di Montefalco. Quindi se ti circondano sei finito.

  4. raffaelecozzolino ha detto:

    Conosco bene questo problema. A causa degli orari sulle 24 ore del mio lavoro, mantenere una vita sociale normale e frequentare amici è impossibile.
    Piano piano ci si rifugia in un isolamento sempre maggiore e si vedono solo più quelle persone disponibili ad accettare queste limitazioni.
    Ciao

  5. Giulio Salvatori ha detto:

    Preghiera: Gesù salvaci dalle donne momtefalchesi, fa che non le incontri mai sul mio cammino. Tu che di Lassù guidi i passi di tutti noi, accompagnale lontane dai toscani.Ne bastava già una, perchè tre?Pensavo di trovarmi in un salotto, non in un inferno. Dammi la forza di non scrivere più su questo blog, Amen.

    • ANGELO ha detto:

      Caro Giulio, hai perfettamente ragione convivere con queste donne non è facile, bisogna sempre tirare le briglie,stò metitando di trovare una solozione definitiva al problema, tu non ti devi impressionare.

      • luciabaciocchi ha detto:

        Ma Giulio non ti sarai lasciato intimorire da tre dolcissime donne di Montefalco? Ora sei diventato amico di tutti quelli che si affacciano qui, non vorrai privarci dei tuoi commenti?
        Con amicizia e simpatia 🙂

  6. Clara ha detto:

    Ti ho già mandato una nota pochi minuti fa, ma sembra scomparsa. misteri della tecnologia che è una bella invenzione ma qualche volta anche un rompicapo. Ti dicevo che sono contenta per averti sentita ,perchè mi fa sentire più vicina a voi e perchè trascorro un pò di tempo in compagnia anche se virtualmente. pensierino del giorno:mi piace il vento….perchè non si può comprare!!!!!!!!!!!!

    • luciabaciocchi ha detto:

      Clara bravissima, finalmente sei giunta in questo spazio, ora siamo tre Montefalchesi a replicare, come hai detto tu :” DONNE TOSTE”
      Un saluto affettuoso

      • Fortunata ha detto:

        Ma La conosco Clara? Non abitava tanti anni fa vicino casa mia? Comunque la saluto con piacere. Ciao fortunata.

      • luciabaciocchi ha detto:

        Fortunata ciao, sicuramente la conosci,abitava proprio vicino a te, il Paese è piccolo e come vedi tutti ci conosciamo. Ti aspetto nel prossimo articolo, ti ho coinvolta, spero ti faccia piacere.
        Un saluto affettuoso 😛

  7. nives1950 ha detto:

    Un Gruppo di persone, una Comunità, un’Associazione di volontariato..Ecco il Gruppo Solidarietà!
    Amiche e amici di tutte le età, che si ritrovano un giorno alla settimana: per accogliersi, raccontarsi, andare insieme a var visita agli anziani, oppure agli ospiti dell’Istituto Gris.
    Persone disponibili, che offrono alla comunità i propri talenti… Che organizzano mostre, aiutano famiglie in difficoltà, promuovono riscoperte culturali, confezionano con le proprie mani pregiati lavori…. per la Caritas, il Gruppo Missionario, o la Festa del Paese.

    Fino a poco tempo fa, facevo parte di questo….vitale e coinvolgente Gruppo di volontariato.
    E’ stata un’avventura ricchissima sopratutto d’esperienza umana.
    Eravamo circa trenta persone che si organizzavano per…andare, portare, accogliere, ascoltare…
    Trenta persone che tornavano, dopo esser stati accolti, portati, ascoltati…

    Ricordo che partivo… oberata a volte, dalle mie delusioni, aridità, tristezze e malinconie. Andavo incontro a sofferenze più grandi, convinta di portare un piccolo sostegno pratico, o un po’ di compagnia.
    Ricordo che tornavo dimentica di me stessa….o quasi vergognosa della mia miseria morale, affettiva, spirituale.
    Quante “Calcutte”…quante “Città della gioia”….quanta condivisione e umanità!

    Occorre però uscire, sporcarsi, rischiare, mettersi in gioco…credere, lottare…volere…rinunciare…
    essere due o tre, per un’unico ideale.

    Un caro abbraccio

    Nives

  8. franco muzzioli ha detto:

    Giulio ..per quello se si volesse si potrebbe fare….! Facciamo tutti un salto in Skype …prendiamo una telecamerina da pochi euro ed una cuffia con altoparlante e facciamo una bella chiacchierata .

  9. Giulio Salvatori ha detto:

    Fortunata dice molto bene, parlare e vederci in faccia sarebbe bello, ma come si fa? Daltronde gli scritti rimangono a testimonianza anche una volta chiuso il “dibattito”. La mia era una semplice proposta che non faceva che arricchire quanto di bello c’è, con tutte le problematiche che comporta. Comunque va già bene così.

  10. franco muzzioli ha detto:

    Le moderne tecnologie stanno facendo passi da gigante e penso (spero) che fra non molto questo splendido salotto possa esser composto da persone che si vedono e che si parlano.
    La scrittura non è certo una forma di socializzazione meno importante , anzi quel “scripta manent” auspicato dall’amico Giulio è veramente intrigante, ma sono d’accordo con Fortunata che la voce con il suo timbro, le sue inflessioni …almeno quella…è certamente basilare.
    In merito alla “socializzazione” avete detto tante cose sagge e condivisibili che sottoscrivo.

  11. Giulio Salvatori ha detto:

    Mi frulla per la testa un idea;forse legata al tipo di lavoro che svolgevo ma se ci fate caso, tutti questi commenti, riflessioni, sugerimenti ect, sono degni di esere rilegati e pubblicati quale inserto di un quotidiano, una rivista …Magari con l’introduzione di qualcche sociologo etc. Padrona di casa, prima di buttare questa mia idea alle ortiche, pensaci. Magari collegata ad altro tema .Son del parere che ne verrebbe fuori una buona cosa. Vorrei sentire anche il parere di altri.Che ne dite??? Il solito maledetto toscano

    • luciabaciocchi ha detto:

      Buona l’idea Giulio, potremo seguitare a confrontarci sull’argomento prendendo spunto dai commenti, per il resto non credo che quanto scritto fino ad ora possa interessare…
      Aspetto suggerimenti, ho già un’idea su quanto scritto da Fortunata vedremo di svilupparla.
      Con amicizia 🙂

  12. Fortunata ha detto:

    Il fatto e che io ho piu piacere a comunicare a voce piuttosto che su f.b. Ciao

    • Fortunata ha detto:

      Scusami Giulio ma il mio commento non si riferiva alla tua idea .volevo solo rispondere alla mia amica Lucia ciao

  13. espress451 ha detto:

    Lo splendido film di Clint Eastwood “Gran Torino” è a tal proposito una notevole lezione…
    A presto, Es.

  14. ili6 ha detto:

    ci sarebbero tante cose da dire, cara Lucia
    .gli immigrati si cercano tra loro perchè si sentono spaesati in un altro stato
    .le nostre famiglie, da patriarcali e ricche di parentado sono diventate mononucleari. oggi vanno di moda le famiglie allargate, ma lì le tensioni credo siano sempre da considerare
    .il lavoro costringe vari nuclei familiari a continui spostamenti, riducendo le possibilità di socializzazione
    .la gente fugge dalla città perchè troppo cara e va a vivere nei quartieri dormitorio, privi di qualsiasi punto di riferimento sociale (spesso in questi quartieri manca anche una chiesa o una piazza) e poi in quei luoghi la gente va solo a dormire, appunto, e quindi non ha nemmeno il tempo di tentare un contatto sociale.
    .un tempo i luoghi di socializzazione di eccellenza erano le case delle vicine che le donne a turno al mattino frequentavano (ora lavorano), i cortili delle case (ora ci sono i bivani in condominio), le strade e le piazze dove si chiacchierava al fresco della sera e i bambini giocavano (ora intasate di auto e resi pacheggi). Non si correva come oggi, c’era tempo per sè e per gli altri.
    .sentivi l’esigenza di uscire, di stare con gli altri, cercavi la condivisione, il confronto. Ora la sera si ha quasi paura di uscire, facilmente non incontri nessuno perchè tutti sono a casa anche a coltivare le amicizie in rete.

    quanti errori accumulati nel tempo…peccato.
    Mi piaceva tantissimo le sere d’estate giocare nello slargo della strada ai quattro cantoni o a tamburelli con le amiche e vedere mia mamma che si sedeva con le vicine di casa a chiacchierare sugli usci di casa. I miei nipoti nemmeno immaginano di cosa io stia parlando…

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara Marirò quante esperienze positive abbiamo in comune, ricordo benissimo i miei giochi d’infanzia nelle piazzette del mio amato paese. Interi pomeriggi trascorsi a giocare all’aperto sotto lo sguardo vigile dei vicini di casa, in questo periodo si andava a cogliere le viole i lungo i ruscelli in aperta campagna, si raccontavano storie, si rideva, si solidalizzava,si rafforzavano le amicizie. Ora tutto è cambiato, quando torno non trovo più le mie amiche di un tempo, quelle rimaste sono tutte occupate e con tanti problemi.
      I giovani hanno ben altro a cui pensare…
      Un saluto affettuoso 🙂

  15. popof1955 ha detto:

    Qui c’è qualcosa nell’aria che accomuna i pensieri. E’ il terzo post che leggo sull’argomento socialità, attimi, semplicità.
    Sarà l’effetto della primavera che arriva? Bene, oltre la rete virtuale c’è quella umana, basta dargli una spinta. Ad esempio oggi ero in montagna, anche se avevo il sostentamento alimentare con me, avevo voglia di un pranzo decente, ma non da solo, mi sono invitato ad un tavolo di gente appena conosciuta e abbiamo trascorso dei bei momenti. Dobbiamo anche dare agli altri la possibilità di conoscerci, specie nei momenti in cui la vita quotidiana ci rende diversi.

  16. alba morsilli ha detto:

    facciamo un esame di coscienza, siamo sempre pronti a dire la società ma noi siamo la società.
    Perché ci siamo ridotti ad non avere rapporti con il prossimo ?
    A mio parere è il benessere (se così lo consideriamo ) ci ha reso degli egoisti, ognuno per se Dio per tutti, quanto eravamo tutti allo stesso livello, la porta di casa si apriva con lo spaghetto non vi era il pericolo dei ladri, poi qualcuno si arricchiva ed ecco il pericolo.
    Conoscevi il vicino di casa anche se a volte di dava fastidio perché ficcava il naso nelle tue cose,
    io penso che quello che ora avviene di non avere amicizie, di essere soli in mezzo a tanta gente non è altro che la conseguenza di quello che veramente l’uomo aveva nel suo intimo,la paura che l’altro abbia più di te, la paura che possa chiederti qualcosa, allora si chiude a riccio difronte agli altri.Solo l’intelligenza individuale di porta a comportanti diversamente, I circoli punti di incontro come ogni luogo si formano i clan e molto spesso rimani fuori per vari motivi

    • Cecilia Zenari ha detto:

      Esistono gruppi positivi, spesso le persone hanno timore di parteciparvi per i giudizi degli altri.
      Ci sono persone che hanno tanta voglia di testimoniare, di ascoltare e di condividere con solidarietà le esperienze di vita, senza giudicare, basta avere fiducia e mettersi umilmente in gioco. Questo ci aiuta a crescere e sentirci uniti.
      Non è facile, ma è possibile!
      I gruppi che sanno essere costruttivi e crescono insieme difficilmente allontanano le persone, altrimenti non possono certo trasmettere serenità.
      Più si accoglie l’altro e più s’impara a conoscere se stessi!
      Dipende molto dal nostro cammino personale e dalle nostre scelte.
      Da cosa nasce cosa e dalla solidarietà nasce la fratellanza.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Carissima Alba, come sempre scrivi pensieri desunti dalla tua vita vissuta di donna che ha saputo gestire da sola la sua famiglia. Hai fatto un’analisi perfetta, oggi la paura dell’altro ci rende diffidenti e paurosi a stabilire rapporti con chi non si conosce, il tuo invito a comportamenti diversi dovremmo tenerlo in conto, anche se non sempre e facile.
      Con stima ed amicizia 🙂

  17. io penso che il blog sia ancora un luogo dove ci si può raccontare, trovare consigli e solidarietà…..buona serata 🙂

    • luciabaciocchi ha detto:

      Hai ragione Mirna, lo spazio virtuale spesso ha sostituito quello reale, a volte riesce a colmare momenti di malinconia, a condividere gioie e dolori…
      Un saluto affettuoso 🙂

  18. fortunata ha detto:

    Io credo che l’aiuto ,la solidarietà degli altri, la compagnia con cui sfogarsi qualche volta, bisogna anche cercarla e soprattutto volerla. Spesso anche impicciarsi dei fatti degli altri (se fatto senza cattiveria) vuol dire socializzare. Non aspettiamo che siano sempre gli altri a fare il primo passo. Ciao Lucia. saluta Angelo Fortunata.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Con grande piacere leggo il tuo pensiero, noi due siamo amiche d’infanzia e potremo riportare qui quanto nostalgia abbiamo dei tempi passati e quanto siano cambiati i rapporti tra gli amici di una volta. Abbiamo preso strade diverse, fatto scelte che ci hanno portati lontani e non abbiamo saputo mantenere i vecchi legami, forse anche noi abbiamo un po’ di colpa, non credi? In questo mio salotto virtuale ho piacere di incontrare le mie nuove e vecchie amicizie, ti aspetto! 🙂

  19. sonoqui ha detto:

    Cara Lucia, mi faresti la cortesia di venire da me a ritirare un premio..
    Fai presto…ti aspetto
    Gina

  20. Sandra ha detto:

    Grazie LUCIA di avermi lasciato questo pezzo mi e’ piaciuto molto ,xche’e’ quello che ‘ capitato a noi .Vedi come ho gia’ detto piu’ volte ,mia figlia appena sposata e’ rimasta in Italia qualche anno. Mio genero nn ha resistito all’indifferenza della gente “ma voi ,diceva ,se una persona cade per terra ,le girate attorno “e contro ogni suo interesse se ne tornato in Grecia >Sono felicissimi e se un amico ha bisogno anche alle 3 di notte corre a vedere cosa gli e’ capitato,

  21. Alidada ha detto:

    sai Lucia, io vivo in un piccolo paese di campagna, arroccato su una collina e qui siamo tutti vicini, tutti ci conosciamo.. e tutti si impicciano dei fatti degli altri 🙂 .. A parte questo piccolo inconveniente 🙂 io non riuscirei mai a vivere in una città e a perdere i contatti con gli altri..

    Buona domenica

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara amica pisana, anche tu, come il lucchese Giulio, hai la fortuna di vivere in un piccolo paese che, anche se in maniera ridotta, riesce a mantenere legami e rapporti più saldi tra i suoi abitanti. Ritieniti fortunata 🙂
      Con simpatia 🙂

    • Fortunata ha detto:

      Non trovi che sia bello sapere i fatti degli altri quando non cI mettiamo la cattiveria ma vogliamo solamente partecipare alla vita di chi vive vicino a noi?

  22. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  23. Cecilia Zenari ha detto:

    Io credo che non è cosa da poco, bensì preziosissima, diventare semplici come bambini.
    Questo non vuol dire ingenui!
    La semplicità nelle cose. La spontaneità. Accettare dignitosamente le varie situazioni che, giorno per giorno, si presentano nella nostra vita. Non temere il giudizio degli altri, se il vestito non è alla moda. Cercare di donare del nostro tempo e non solo, senza attendere una ricompensa. Ascoltare con empatia. Dialogare e lasciare rispettosamente ad ogni persona i suoi tempi per crescere … e così via …
    Quando si vuol bene si desidera fortemente la serenità delle altre persone!
    Per questo nascono spontaneamente dei gruppi di mutuo-aiuto che, anche se le persone non hanno alcuna parentela fra loro, sono gruppi colmi di amicizia, affettività, fratellanza e si sostengono vicendevolmente con grande disponibilità. Lo so, sono rari, ma esistono! Tutto, comunque parte da dentro di noi! Noi possiamo cambiare noi stessi, non gli altri!
    Io sono fermamente convinta che è più bello dare che ricevere.
    Donando con amore si sente una forza dentro che non ha prezzo! Entra nel cuore la serenità.
    Quando non esiste l’egoismo si abbatte un muro, si tendono le mani e questo comportamento dona unione e forza tra persone che recepiscono immediatamente e si sentono accolte.
    Riflettere sulle nostre paure e confrontarsi aiuta decisamente, a poco, a poco, a spazzarle via (in gran parte) e a sentirci tutti uniti, in un mondo più umano.
    Che questo blog sia un gruppo che non ha timore di scambiare i sentimenti più belli, veri e profondi? Perché nascondere l’Amore che costruisce e dona Benessere? Anche dialogare con Sincerità è Amore! Sì, lo è, io ci credo.
    Grazie Lucia, grazie Giulio … questo tema mi ha coinvolta fortemente!
    Un abbraccio a tutti voi. Vi voglio un bene grande!

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cecilia il tuo pensiero positivo e il tuo impegno sociale non è comune, dovremmo prendere esempio da te e avere la tua fede, ma non è facile , spesso basterebbe un po’ di buona volontà per avvicinarci agli altri e non lasciarci spaventare da chi è diverso.
      Con affetto 🙂

  24. Giulio Salvatori ha detto:

    Rovistando fra le mie scartoffie ho trovato questo scritto che , secondo me, ben s’inserisce nel tema proposto da Lucia, si legge :- (…) Perchè tanta fretta, a cosa servono la vista e l’udito se siamo sordi e ciechi al grido della sofferena? Fermiamoci un attimo e della terra faremo il paradiso.Non mi ascolta nessuno, il mio grido si perde nel vuoto…-
    Ecco ! Io credo che se vi è la voglia, il desiderio di aggregazione , qualcosa di positivo si può fare. Certo che bisogna tirare il freno e -Fermarci un attimo- Oggi abbiamo tutti fretta, l’occhio sempre fisso sull’orologio,pronti a schiacciare il classon al veicolo che ci precede se non parte subito quando il semaforo da il verde. Il tempo, il tempo è prezioso…E fagogitati nell’alveo di questa società che con orribile bestemmia definiamo-civile- , ben poco ci rimane. Fatto questo inciso, torniamo alla melodia. Al canto di una strofa che tutti insieme si possa cantare in un coro multicolore.Bisogna aggregarci in qualunque associazione, ve ne sono tante che operaro per il bene della società.Rimbocarci le maniche e, ogni tanto avere e sentire la gioia interiore che dice :- Son contento di aver dato il mio contributo. Il solito -Maledetto Toscano

    • luciabaciocchi ha detto:

      Giulio le tue righe ribadiscono e confermano la tua sensibilità di uomo che sa apprezzare le cose semplici della vita e i sentimenti genuini della gente di montagna. Le esperienze narrate nei tuoi racconti, sono comuni a molti di noi e ci troviamo a fare le stesse, a volte amare considerazioni, purtroppo i tempi sono cambiati, ci dobbiamo adeguare e trasmettere la positività del nostro passato.
      Ti ringrazio ancora per la tua partecipazione al mio blog.
      Con amicizia

  25. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Lucia, hai impostato l’argomento nei giusti binari. Io sono dell’idea che, più di approfondimenti e raccomandazioni, occorra una serie di atti conseguenti, una “pratica”, anche se all’inizio ci sembrerà difficile attuarla. Ma vuoi mettere la soddisfazione di fronte a risultati positivi? E’ come quando si dice che l’appetito vien mangiando. Così dal piccolo rio al fiume e la fatica scompare gradualmente. Facciamo tanti auguri a noi ed al mondo intero.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Lorenzo, saggie parole le tue, spesso si si fanno tanti propositi buoni per essere disponbili verso il prossimo, poi per mille motivi, spesso anche futili, non si riesce a mettere in pratica nulla. Dobbiamo riconoscere che i tempi sono diffivili e questo non giova alla pratica della solidarietà, ma da cosa nasce cosa, perchè non iniziare?
      Un saluto 🙂

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