La Banda…di Giulio Salvatori


L’amico Giulio ha inviato questo racconto, ricordi di una gioventù lontana, che profuma di tempo passato in cui sognare era ancora possibile. E lo si faceva. In grande  e suonando in questa mitica Banda.

Noi che, rinchiusi fra le mura del borgo,ci avvicinavamo all’arte della musica e alla nostra piccola associazione, sotto la guida della Patrona: Santa Cecilia.

                                                                LA BANDA

Gli uomini a quel tempo lavoravano nelle forre delle Alpi Apuane per cercare il pane nelle cave di statuario. Partivano il lunedì, con lo zaino rigonfio di povere cose, e ritornavano il sabato. Dopo cena, si tenevano le prove della filarmonica e, in quella piccola stanza, si dava fiato agli strumenti; io, allora ragazzino,mi impegnavo al massimo per far sentire le note del mio clarinetto.

Erano tante le marce che si suonavano, ma una in particolare mi trascinava e mi affascinava. Si chiamava Valsugana. Iniziava fortissimo , poi piano e armoniosa. Mi dava la sensazione di rotolare in un grande prato, mentre il maestro muoveva trasognato le mani. Nel trio, i baritonali vibravano possenti, le trombe , gli accompagnamenti e le percussioni si univano in un crescendo tuonante. Una nota secca in levare,come uno sparo, chiudeva la marcia e il sogno.

I bicchieri di vino giravano fra i commenti e le approvazioni,guardavo quelle facce rudi segnate dalla fatica trasformarsi e ridere compiaciute. Quelle Mani callose sfiorare gli ottoni come carezze,le labbra screpolate dal freddo, posarsi sui bocchini come un bacio:l’aspetto esteriore lasciava il posto al cuore. Certi personaggi fanno ormai parte della storia paesana e gli ricordo con affetto e commozione..

Michelone, bassista-tuba , esclamava sempre :- Oh ragà ! La musica ‘ngentilisce i cori – Lo zio Settimo, era il maestro, non era un eccellente musicista ma aveva il dono di dirigere con grazia. Per bacchetta , si era fatto un bastoncino di frassino tutto nodoso che roteava nell’aria scandendo il ritmo.

Alle percussioni:Ranieri, detto il Re, era bassissimo e con una gobbetta che sembrava avesse un pane sotto la giacca..Baffino, suonatore di quartino, girava il collo strizzando l’occhio, come dire :- senti che acuti ?

Il primo dell’anno era festa grande nel paese. La banda girava a tutte le case per portare gli auguri di un felice anno nuovo. A sera, Santa Cecilia e Bacco, camminavano a braccetto . Ora il paese è vuoto e silenzioso. I componenti la Banda riposano , in molti, all’ombra dei cipressi o forse suoneranno nei prati infiniti del cielo. Il loro suono però non giunge sulla terra .

 Mi unisco a questa virtuale Banda. Busso alle vostre porte con l’intento di portare nei vostri cuori e nelle vostre famiglie, l’armonia dei suoni e un canto che vuol dire:

Auguri a tutti dal Maledetto Toscano.

                                                                  

 

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23 risposte a La Banda…di Giulio Salvatori

  1. Giulio Salvatori ha detto:

    Grazie Franco. A chiusura di questi -Quattro passi fra le note- la tua testimonianza fa da cornice a tutti i preziosi commenti. Grazie di cuore.

  2. franco muzzioli ha detto:

    Caro Giulio due mesi all’anno vivo a Montese , solo al di là delle Apuane , a quattro passi dal monte Cimone ed in questi paesi di montagna la banda è una istituzione ed in quei periodi (luglio-agosto) suaona almeno una decina di volte . Arrivano altre bande ,soprattutto dal pistoiese ed allora è una chermesse di ottoni, timpani e tamburi.
    Il mio ricordo però va più lontano alle serate d’estate degli anni sessanta ,quando non c’era turismo e la banda era veramente l’unico divertimento.

    La banda

    Suona la banda
    per chi non ha pretese.
    Suona la banda
    per chi ha sogni spenti.
    Suona la banda
    per te che non hai niente.
    Suona la banda
    per lucciole impazzite.
    Suona la banda
    tra bicchieri di vino tintinnanti.
    Suona la banda
    nella piazzetta stanca del paese.
    Tutta la festa è questa
    felicità da poco
    la banda che allegramente suona.

  3. Giulio Salvatori ha detto:

    Lucia mi ha delegato a rispondere, anche se non è facile:si rischia di esagerare.Ormai mi conoscete, non è questo il mio intento.E’ ovvio che mi fa immensamente piacere , o come si dice noi toscani : mi garbano- i Vostri commenti-.E ancora una volta ci accorgiamo che tutto il mondo è paese, usi e costumi s’intrecciano.Ma qui è diverso perchè la musica ha un linguaggio universale, un’unica lettura.E’ la vitamina del cuore. Ma quello che mi gratifica , molto, è che il tavolo del salotto di Lucia e di Angelo,ha degli ospiti veramente speciali.Anche se non ci conosciamo, sentiamo il calore del nostro animo:Vi par poco? A me sembra di vedere Angelo alle prese con una bottiglia di sagrantino. Facciamo una cosa, state comodi, voglio suonare virtualmente per tutti Voi una serie di dolci motivi…mi garberebbe veramente. Grazie ancora.

  4. ili6 ha detto:

    E’ davvero un bel ricordo; un ricordo di armonia ed amicizia, di spensieratezza ed impegno, di allegria e partecipazione. La musica unisce, affratella, compatta, emoziona oltre ogni dire. Crearla, poi,deve regalare sensazioni di una bellezza unica. E queste si leggono tutte nei delicati ricordi di Giulio.
    Storie d’altri tempi, sì, ma capita anche oggi che dei ragazzi la sera si riuniscano in un garage in compagnia delle note musicali, della loro amicizia, dei loro sogni. E mi auguro che anche loro un lontano giorno avranno di quei momenti ricordi tanto belli da far appannare gli occhi ed esultare il cuore per la gioia di averli vissuti. Come Giulio.
    Ciao

  5. pierperrone ha detto:

    Cara Lucia, il racconto di una banda… che mi fa venire in mente il “complesso” che da ragazzi facevamo con due amici, a Benevento. Una batteria di scatoli di cartone, una chitarra giocattolo e non mi ricordo più bene che altro, eravamo in tre. Io ero totalmente negato per la usica. Come sono ancora oggi. Niente voce, niente ritmo, niente armonia.
    Ma eravamo bellissimi.eravamo ragazzi.
    E qualche anno dopo…. oh le gite scolastiche con le chitarre, le canzoni di lotta e d’amore…. una volta, avevamo 15 o 16 anni, sul traghetto per Capri, ci fu un confronto ravvicinato mlto intenso, fra la nostra compagnia musciale del liceo e quella dei ragazzi che di un’altra scuola diretta a Capri anche lei… noi con tutto il repertorio di sinistra, da Bella ciao a Contessa, dai Morti di reggio Emilia a Bandiera rossa… e loro… loro con quello che andava da Faccetta nera a Giovinezza…
    Eh, che tempi, allora!
    Se penso che a 15 o 16 anni avevamo quei pensierilì nella testa e che oggi, invece, è quasi diventato proibito cantare quelle canzoni… che rabbia che mi fa, che malinconia.
    E poi mi domando: ma come abbiamo potuto, come è stato possibile, arrivare a tanto? Abbiamo fatto uscire tutti i topi dalle fogne, li abbiamo vestiti con il doppiopetto e li abbiamo riveriti come fossero padroni.
    E invece?
    Che non si vedeva che erano topi di fogna?
    Era ben evidente, perbacco!
    E allora, come è stato possibile?
    Per adorare il vitello d’oro, il dio denaro?

    Scusa, scusa, Lucia cara amica mia. Nel tuo blog c’è sempre molta dolcezza, un pò di rimpianto o di nostalgia, ma tanta tanta umanità. Ed io non voglio rompere l’incanto.

    Un abbraccio.
    Piero

  6. albamorsilli@gmail.com ha detto:

    Due cose mi hai fatto fare leggendo, due occhi che si appannavano per la commozione di una vita che è solo nella nostra memoria, che non bisogna mai scordare, perché parla al cuore di cose belle, pulite, oneste, e solidarietà, quella che al giorno d’oggi non esiste più.
    Dicono che i vecchi vivono di ricordi ma ben vengano per allietarci il cuore.
    Il video mi ha fatto chiudere gli occhi e mi sono lasciata trasportare dalla musica suona in un posto sacro, con la presenza di bambini che facevano la scorribanda, ma bello anche questo era genuino, era vero, era umano. Che cosa c’è di più bello che l’umanità e la semplicità che abbiamo dentro di noi, la musica ti fa da cornice ad un quadro della nostra vita che non si scorda mai

  7. Giulio Salvatori ha detto:

    Grazie Vera .Ho fatto come la suocera : sono entrato in costa nel salotto di Lucia , e mi sono fatto largo. Ma l’ho fatto per portare a tutti Voi due note di ricordi.Non mi incensare troppo:- per me è stato facile : ho pulito un vetro appannato e…sono apparsi tutti i musicanti.

  8. semplice1 ha detto:

    Grazie degli auguri che ricambio, non in musica perchè sò stonata come una carampana, ma con il cuore.
    Grazie per il tuo racconto, ci ha regalato un momento di vita serena, vera, normale, semplice, pulita.. cose d’altri tempi, purtroppo!
    Quanto mi sei piaciuto in questa descrizione: “Quelle Mani callose sfiorare gli ottoni come carezze,le labbra screpolate dal freddo, posarsi sui bocchini come un bacio:l’aspetto esteriore lasciava il posto al cuore”… è stato facile essere in quella stanza, vedere i vostri visi, gli strumenti scintillare nonostante la poca luce e…sentire la marcia.

  9. Harielle ha detto:

    Un bellissimo ricordo. Bello raccontarlo, ancor più bello da parte tua, cara Lucia, ascoltarlo e condividerlo con noi. Un grande abbraccio, a presto!

  10. Giulio Salvatori ha detto:

    Mamma mia ! Brava Gente, ve lo dico in dialetto versiliese : – oh ragà, se continuate così mi fate venì i luppiconi agli occhi . Grazie e troppo buoni.

  11. pino vangone ha detto:

    Caro Giulio,

    grazie della visita e ricambio gli auguri, io non ho gli stessi ricordi della banda del mio paese, io son vissuto a Pompei e la banda musicale era costituita tutta da elementi giovani perché era la Banda dei ragazzi dell’Istituto Bartolo Longo, retto dai “Fratelli Carissimi”. Il popolo lì chiamava i figli dei carcerati, perché in detto collegio venivano ospitati i figli di famiglie bisognose perché erano reclusi uno o entrambi i genitori successivamente venivano maggiormente ospitati i figli di genitori separati. Comunque, nonostante fosse costituita da elementi giovani erano bravissimi e la Banda abbastanza rinomata, comunque serbo ricordi belli perché la musica, specie quella che parte da una banda muove le corde del cuore, scuote e mette gioia.
    Grazie, che ci hai proposto i tuoi ricordi, come sempre così ben espressi e rappresentati, che ci hanno fatto affiorare alla mente ed al cuore, i nostri. Grazie Benedetto Toscano!

  12. sonoqui ha detto:

    Ps
    Scusami Lucia, ho dimenticato di lasciarti un abbraccio.
    Buona domenica
    Gina

    • luciabaciocchi ha detto:

      Gina grazie per la presenza nel mio blog, ti do notizie della Banda del tuo Paese natio. Oggi la banda di Spello, è un bellissima Orchestra d’Armonia composta da molti elementi, si esibisce durante le serate estive nelle Piazze e nei teatri di tutta l’Umbria, t’invito fin d’ora per la prossima estate a venirmi a trovare e perchè no, ad ascoltare la Banda di Spello.
      Un saluto carissimo 🙂
      Lucia

      • sonoqui ha detto:

        Buongiorno Lucia, grazie per la Tua amabile gentilezza.
        Custodirò gelosamente fino all’estate il Tuo invito
        Ti abbraccio
        Gina

  13. sonoqui ha detto:

    Caro Giulio, non so quante primavere sono albergate in Te.
    Ma una cosa si percepisce subito…Hai il Cuore di un fanciullo ancora genuino e “scanzonato”
    Le Tue parole mi hanno riportata indietro nel tempo, quando fanciulla, ascoltavo rapita e “ubriaca” le note della banda del mio paese ,che si esibiva sulla cassa armonica in occasione della festa del
    Santo patrono. Rimanevo affascinata soprattutto dal suono del clarino e del sassofono.
    Nel Tuo giro, passa anche da me, e bussa forte e soave con le note della Tua Indimenticabile Banda.
    Grazie Benedetto Toscano
    Gina

  14. Giulio Salvatori ha detto:

    Nel ringraziarVi per avermi letto, e grazie di cuore a Lucia che ha saputo impaginare il tutto, credo che abbia proprio ragione Michelone:- Oh ragà, la musica ‘ngentilisce i cori-

  15. Raffaele ha detto:

    Cara Lucia, a 12 anni, In seconda media, la metà della mia classe suonava già nella banda del paese.Io ero un sax contralto. A 16 anni sono andato a suonare nella banda di Saluzzo, che essendo molto più grande e prestigiosa, si chiamava Orchestra Sinfonica Ritmico Moderna città di Saluzzo. Oltre ai servizi tipici di una banda, si facevano concerti di musica jazz e si andava due o tre volte l’anno a suonare all’estero. Come scritto nel post da Giulio, l’ambiente della banda era molto bello e familiare. Però anche molto impegnativo. Difatti ad un certo punto non ce la facevo più due volte la settimana le prove e poi suonare la domenica. A 21 anni ho smesso, ma ho ancora il mio vecchio sax, un po’ arrugginito ed un pò ammaccato, ma che mi trasmette ancora tanti bei ricordi.
    Ciao

  16. Vito M. ha detto:

    devo essere sincero, nel leggere questo brano, mi sono perso in una incredibile atmosfera di tempi andati, un’atmosfera che sa di bello e genuino.
    Complimenti all’autore per come ha saputo trasmettere queste emozioni, è uno di quei brani che alla fine ci fanno sentire un po di nostalgia per quel bello che ora non c’è più.
    Ti auguro una buona giornata, con amicizia, Vito

  17. luciabaciocchi ha detto:

    ANGELO SCRIVE:

    Giulio, sei l’unico che mi fa riprovare quelle gioie della vita di un tempo. Il tuo racconto mi fa ricordare l’entusiasmo e la felicità quando da piccoli seguivamo la banda composta da personaggi curiosi, il bombardino lo suonava un uomo con una gamba di legno, quando intervenivano i piatti era un finimondo. La banda mi piace molto ascoltarla, vado molto spesso a seguirla, ora la banda di Terni si è trasformata in “Orchestra d’armonia” aggiungendo a pezzi glassici altri molto noti.

  18. Cecilia Zenari ha detto:

    Auguri armoniosi graditissimi, Giulio!
    Hai centrato nelle emozioni profonde, che ancora portiamo dentro, nel ricordare ciò che abbiamo vissuto da giovani. Tutto ancora indelebile nella nostra mente: parlo dei sentimenti veri nelle piccole cose e soprattutto negli affetti umani.
    … La gioia degli incontri di festa con i nostri cari, con i nostri paesani, l’attesa di un sorriso di approvazione e d’affetto da un anziano, il nostro sentirci uniti, il nostro cantare gioioso, insieme …
    Sentimenti che si trasformavano in legami fraterni, in entusiasmo di condividere, di partecipare, di rallegrare, di festeggiare, dopo una settimana di intenso lavoro e vero sacrificio.
    Quelle persone che ci hanno “colorato” la vita con la loro semplicità e pure buon esempio, lasciano dentro di noi un’armonia di suoni e di affetti che tu hai saputo egregiamente descrivere.
    Belli i ricordi, medicina per il nostro tempo, direi … Forza per la nostra vita. Ricordi sfumati, ma fatti di tenerezza infinita!

  19. fausta68 ha detto:

    Come è bello e delicato questo racconto: quando la vita era fatta di tanta fatica ma anche di tanta semplicità e bastava poco – una serata insieme a provare i brani e un bicchiere di vino – per sentirsi in pace con la vita.
    Sicuramente ora quelli che già ci hanno lasciati sono insieme a suonare per le vie del cielo…. l’orecchio non la sente questa musica ma sono sicura che risuona ancora nel cuore di chi è rimasto…..

  20. Giulio Salvatori ha detto:

    Grazie Lorenzo, sempre attento agli antichi”sapori”, ma soprattutto, traspare in Te una educazione d’altri tempi, ma forte e attuale come maestra di condotta esemplare.

  21. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Raccolgo grato il tuo augurio finale, caro Giulio. Bello il tuo ricordo della Banda, che s’intreccia a mirabili espressioni letterarie e a sensibili moti dell’animo. Sei un grande, Amico, e dispiace che un angolo di quiete così mirabile non sia disponibile più spesso nella nostra vita.

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