Pane e Olio

Questa era una delle merende di quando ero bambina, ricordo ancora, seduti intorno alla tavola della cucina, luogo d’incontro e di festa dove s’intrecciavano natura e cultura, la nonna preparare con gesti solenni, su un grande piatto, fette di pane abbrustolito sui cui faceva calare un filo d’olio. Un gesto solenne, per farci assaggiare il primo olio della stagione, una vera spremuta di olive di gusto buono e delicato fatto con l’olive quasi mature “ex albis ulivis”, come diceva i latini, il migliore.

Ho la fortuna di essere nata e vivere in Umbria, una regione dove la cultura dell’olio è un vanto, il microclima delle colline fa sì che il prodotto abbia delle qualità organolettiche eccellenti, sapore, acidità, colore e profumo, tra i più rinomati d’Italia. In questi giorni percorrendo le strade di campagna si rimane stupiti nel vedere uliveti di un colore argenteo pieni di frutti giunti quasi alla maturazione, è questo il momento propizio per raccogliere le olive, non devono maturare troppo e cadere in terra, appena raccolte vanno portate al frantoio e macinate altrimenti si altera e il fruttato non è di ottima qualità. Mi vanto di conoscere questi passaggi, provengo da una famiglia di frantoiani e questo era l’argomento su cui si ragionava  in famiglia, si analizzava la qualità, il colore, l’acidità, elemento importantissimo per la qualità e la resa, che determinava il prezzo dell’olio al kg. In famiglia consumiamo l’olio che si raccoglie, tutto rigorosamente a mano, mai scuotere la pianta, subirebbe traumi e le olive cadendo marcirebbero quasi subito.  Una volta raccolto si deve portare al mulino quasi subito e aspettare che sia macinato e riportare a casa il proprio olio, un vanto!!! Ora la spiritualità, la convivialità, la solidarietà che esistevano una volta nelle realtà contadine sono quasi del tutto scomparse, ognuno pensa per sé, si preferisce lasciare le olive nelle piante per mancanza di manodopera e per gli alti costi. Grave questo problema, il peggio è che ben pochi ne sono consapevoli.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Narrativa. Contrassegna il permalink.

42 risposte a Pane e Olio

  1. luciabaciocchi ha detto:

    Un’ultima riflessione, dopo il commento dell’amico Pino, è giusto farla: lo spreco del pane desta scandalo, perché la ritengo un’offesa grande verso chi non ha pane. Avverto questo problema molto di più delle nuove generazioni, perché sono cresciuta in un’epoca, post guerra, in cui si mangiava tutto e non si buttava via niente, ancora oggi, che in casa ci possiamo permettere molto di più, non mi viene in mente di sprecare il cibo e in particolar modo il PANE, lo considerando Sacro.
    Basta pensare alle centinaia di milioni di persone che, nelle più diverse parti della terra, muoiono di fame e di sete e sicuramente butteremmo meno pagnotte nella spazzatura e sprecheremmo meno acqua.
    Come sempre ringrazio tutti gli amici che hanno postato commenti che hanno arricchito il mio modesto articolo.
    Con amicizia
    Lucia

  2. Pino Vangone ha detto:

    Nei commenti che precedono è stato ampiamente trattato l’uso dell’olio nuovo che sul pane evoca sani ricordi nell’infanzia di molti di noi, io volevo sottoporvi quest’altro aspetto dell’uso dell’olio presente sin dall’antichità nella storia dell’uomo.
    L’olio il più bel succo di frutta che esiste in natura, con il pane, anche nella religione cattolica esprime un simbolismo di vita, di ricchezza, di salute… di nuova vita, infatti, compare in gran parte dei nostri sacramenti: nel battesimo, oltre all’acqua, viene usato l’olio per ungere il bambino, nella confermazione viene usato olio sacro per ungere i cresimandi sulla fronte, olio frammisto a profumo (il crisma) consacrato il giovedì santo; viene anche usato nell’ordinazione dei sacerdoti come viatico e forza per la missione da svolgere. L’olio è mezzo per la santificazione dei corpi e delle anime dei fedeli, ma anche veicolo della misericordia di Dio e della sua protezione.
    Nelle preghiere anche nel linguaggio figurato assume la funzione di lenire le ferite del corpo e dell’anima:…O Signore, che con l’olio della compassione allieti
    sempre le anime e i corpi degli uomini,
    e che proteggi i fedeli con la tua misericordia,
    abbi pietà ora di coloro che, per mezzo di quest’olio, ti si accostano…
    Così pure come si evince dalla Lettera di Giacomo:
    …«Chi è malato chiami a sé i presbiteri della chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con l’olio nel nome di Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati. Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti» …(5,14-16a)

    Nei vangeli l’olio viene citato sia come unguento profumato da cospargere sulla testa degli ospiti e sia come combustibile nella parabola delle dieci vergini vigilanti e giudiziose che attendevano lo sposo con una bella riserva d’olio per le loro lampade. Che prefigura la nostra vigilanza giudiziosa, nei comportamenti, in attesa del nostro personale incontro con Gesù.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Bellissimo e interessante il pensiero dell’amico Pino, un regalo per la domenica, giorno dedicato al Signore. Non ho la capacità e le conoscenze per replicare a queste parole, ma in questo momento difficile per molti di noi, soffermarsi a riflettere e chiedere il conforto al Signore attraverso le letture dei passi del Vangelo è molto importante.
      Ti ringrazio e saluto con amicizia 🙂

  3. semplice1 ha detto:

    Pane e olio…è la mia merenda o spezzafame tutt’oggi. Le buone e sane abitudini non diventano preziosi da tenere nello scrigno dei ricordi..ma gesti quotidiani. Anch’io vengo da origini contadine..dove contadino sta per saggio, per colui che sa dare valore alle cose importanti e per importanti sono da intendere le cose più semplici e naturali.
    Bellissimo post, Donna Lucia!!
    Un abbraccio pieno d’affetto.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara Vera, ero certa che avresti apprezzato quest’articolo, le tue origini ti hanno resa sensibile e amnte delle tradizioni, considero il lavoro della terra sacro e di grande rispetto!
      Un abbraccio!! 🙂

  4. ANGELOM ha detto:

    Lucia , mi fai riaffiorare tutti i miei vecchi i ricordi, quando da ragazzo, dopo innumerevoli scorribande, rientravo a casa per fare i compiti, trovavo sul tavolo della mia spaziosa cucina, preparato accuratamente da mia madre, in un piatto a fiorellini rossi e blu, due belle fette di pane fatto in casa , abbrustolito nel camino con sopra un bel filo d’olio, di un verde brillante , che mio nonno produceva con la massima scrupolosità e due pizzicate di sale. Questa era la merenda che gradivo al disopra di ogni altra cosa, se non ero ancora sazio, staccavo due salsicce secche da una corona che scendeva da sotto l’ampio camino, questo naturalmente senza essere visto. Ricordo che l’olio lo tenevamo in una stanza adibita a magazzino in brocche di coccio, e veniva raccolto con un mestolo, per poi versarlo in una oliera, condimento primario per ogni pietanza.
    Un abbraccio 🙂

  5. Arcangela ha detto:

    Era tanto che non entravo in questo spazio così gradevole. Ciao Lucia, un caro abbraccio.

    Arcangela

  6. pierperrone ha detto:

    Pane e olio, cara Lucia, e pane e zucchero!
    Ci siamo cresciuti.
    Quello con lo zucchero, era una droga, quasi. Una fetta si tirava un’altra. Con la mollica un pò inumidita che attaccava lo zucchero e non lo faceva scivolare via.
    Oppure con l’olio, con l’olio le frise leccesi, io sono nato lì, vicino Lecce, in un paesino in campagna. Andavamo l’estate, perchè abitavamo da un’altra parte a Benevento.
    E lì c’erano le cose della campagna, i pomodori, il vino, l’olio, le frise…
    Un pane un pò biscottato, di grano giallo, un profumo spexiale, un gusto che riconosco ancora oggi. Sotto casa, qui a Roma, ogni terzo sabato del mese, hanno organizzato un mercatino biologico, di una decina di banchetti. Uno di quelli che viene è di Lecce. Porta lepucce, un pane di grano duro, nero, con le cipolle, i pomodori e le olive nere, interi, che devi fare attenzione anche ai noccioli… e porta, alle volte, le frise… ne ho comprate un paio di buste, quelle che gli erano rimaste. Ce le gustiamo piano piano, a casa, con l’olio, il sale e i pomodori…
    Lucia mia, che squisitezza!!!

    Dell’Umbria mi porto appresso un’altra immagine, legata all’olio. Trevi, il centro di Trevi sul cocuzzoletto del suo monte.
    Ci passavo sotto il venerdì, quando tornavo a casa, a Roma, dopo una settimana perugina.
    Passando dalla strada che andava da Foligno, via Spoleto, Terni, Orte, a Roma, c’era quel cocuzzoletto, lassù, che sembrava il mondo delle favole.
    Ci sono salito sopra solo una volta, ma di fretta, e non ho capito niente del paese.
    Ma so che c’è l’olio buono, lì, no?
    Lungo la strada mi fermavo a Strettura, sotto Terni. Lungo la strada c’era un banco che aveva un pane – un altro – straordinario, saporito, gustoso, profumato. Ma soprattutto aveva una porchetta…. facevo il panino, che mangiavo in macchina e il fagotto damezzo chilo (di porchetta) da portare a casa, che mi riempiva la macchina di un effluvio… avevo letteralmente l’acquolina in bocca… come adesso!!

    Lucia, cara, che ricordi … goduriosi!!!!
    Pane e olio, no?
    Un abbraccio,
    Piero.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Piero sei fantastico, hai fatto di pane e olio un racconto unico, conoscitore dei miei luoghi hai descritto il percorso che settimanalmente faccio da molti anni (non dico quanti, altrimenti penserete che sono centenaria), Terni-Montefalco. Sicuramente Trevi, addossato al monte Serano, per la sua posizione a est e per il terreno sassoso vanta un olio di qualità pregiata per sapore e bassa acidità, ma quello di Montefalco non ha nulla da invidiargli. IL pane di Strettura è rinomato in tutta l’Italia centrale, i mitici panini alla porchetta lungo la strada sono ancora molto richiesti e apprezzati, come le castagne e gli asparagi di Montebibbico.
      Un saluto affettuoso 🙂

  7. fausta68 ha detto:

    Ancora adesso per me una bella fetta di pane abbrustolito con l’olio nuovo è uno dei piaceri più grandi della tavola…..poi quando, tra pochi giorni, sarà accompagnato dal vino novello si arriverà al massimo della bontà!

  8. Lisboantigua ha detto:

    il tuo post mi ha riportato ad un ricordo antico; anch’io sono nata in una regione dove si produce un olio molto apprezzato e lì sono vissuta fino all’età di nove anni. Ricordo che in questo periodo noi bambini – anche una decina insieme, a volte – la mattina partivamo da casa con una bella fetta di pane fatto dalla mamma, passavamo dal frantoio dove le fette venivano abbrustolite sul fuoco e sopra ci versavano un filo di quell’olio fresco appena fatto: che squisitezza! Tutti insieme mangiando quella buona fetta di pane e olio ci incamminavamo verso la scuola. E questo per tutto il periodo della raccolta delle olive…. quella sì che era una colazione coi fiocchi!!!

    • luciabaciocchi ha detto:

      Rievocare questi momenti fa bene al cuore, anche da noi è usanza avere nei frantoi il cammino acceso ed offrire ai visitatori pane abbrustolito condito con l’olio che esce dalla pressa…
      Un saluto carissimo!! 🙂

  9. Vito M. ha detto:

    Ciao Lucia, anche dalle mie parti l’olio è una “religione” e i problemi che hai descritto si avvertono anche qui.
    Adoro l’olio, come hai descritto, crudo su di una bruschetta, magari arrostita sulla brace, lo adoro anche semplicemente sulla pasta in bianco appena scolata, o nel riso idem in bianco.
    Sono certo che non ci sia nulla di più genuino e salutare, i suoni benefici sia per l’organismo interno che per la pelle, sono risaputi…. e forse, a volte dimenticati.
    Ti auguro una buona serata, con amicizia, Vito

    • luciabaciocchi ha detto:

      La mia generazione ha il culto dell’olio, all’inizio della stagione invernale tutti provvedono a fare la scorta per l’intero anno, è considerato un alimento prezioso e giustamente, come dici tu ,sacro.
      Grazie per la visita, con amicizia
      Lucia

  10. ili6 ha detto:

    Bellissimo e particolareggiato questo tuo dire. Non ho esperienza di frantoi ma ho esperienza di olio buono: non ho mai acquistato olio imbottigliato dalle industrie, nemmeno per le fritture,ma olio extravergine proveniente direttamente da uliveti siciliani scelti e dal frantoio di fiducia e sono certa che anche tu conosci l’aroma intenso dell’olio nuovo, denso e che pizzica in gola. Il pane caldo con l’olio, un pizzico di sale e uno di origano lo consumo con regolarità e sono riuscita a farlo apprezzare anche ai miei alunni in più occasioni, grazie alla collaborazione di un papà panettiere che a volte mi avverte che arriverà il ciambellone caldo in classe ed io arrivo con l’oliera e l’origano, Mhmmm…mi hai fatto venire una voglia di pane e olio che non ti dico! 🙂

    • luciabaciocchi ha detto:

      Ben tornata Marirò, come sempre lasci nel mio blog la tua esperienza di vita vissuta tra i banchi della scuola. Svolgi la tua missione, perchè l’insegnante non è una professione qualsiasi, in maniera eccellente, saper tramettere alle nuove generazioni l’amore e il gusto per quello che la terra ci offre è importantissimo. Da noi si organizzano delle visite guidate ai frontoi per le scolaresche per mostrare il ciclo completo della molitura, in modo da mantenere vivo l’interesse per i prodotti locali di grande qualità.
      Un saluto carissimo 🙂

      • ili6 ha detto:

        si, sì anche noi organizziamo le visite didattiche ai frantoi, o meglio, li organizzavamo perchè ormai tutti i frantoi delle vicinanze, eccetto uno, si sono modernizzati e i bambini vedrebbero solo grandi silos e bottoni da pigiare. Peccato…

  11. franco muzzioli ha detto:

    Abito in una parte della valle padana dove si produce di tutto …solo una cosa non c’è…l’olio.
    Mi ricordo nel tempo di guerra ,quando con la mamma ero “sfollato” nella villa dei nonni a Campogalliano, si stava bene, il pane era bianco , latte ,carne, frutta e verdura non mancavano , mancava solo l’olio.
    Si friggeva con lo “strutto” (grasso di maiale) e la nonna faceva ” al gnòc frèt” (lo gnocco fritto) o “chèrseinta” ….squisito!!!
    Poi mangiavo fette di pane bianco con burro e zucchero…quella era la mia merenda.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Questa volta l’Umbria batte la Valle Padana, ci vantiamo di essere tra i produttori d’olio più qualificati d’Italia, il marchio DOP è un riconoscimento e una tutela non solo sul piano nazionale, ma anche su quello mondiale. In questi giorni si svolge la manifestazione “FRANTOI APERTI”,ottima occasione per visite guidati ai frantoi e non solo..
      Un saluto carissimo

  12. francesca (franci) ha detto:

    Io che sono nata ai piedi dei Colli Euganei non ho ricordi di “merende all’olio” come te Lucia, ma i miei ricordi sono comunque legati alla semplicità di un cibo povero: pane inumidito e cosparso di zucchero (quando c’era..) oppure di quella marmellata fatta in casa facendo bollire mosto degli ultimi rari acini d’uva dimenticati sulle vigne dopo la vendemmia. In tempi “ricchi” un’aggiunta di un velo di burro, ma poco…proprio poco! Ne sento ancora il sapore in bocca come tu senti quello della fetta di pane abbrustolito e cosparso di un filo d’olio super-genuino dellla tua meravigliosa terra.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Francesca ben tornata nel mio blog, la tua testimonianza mi fa tornare in mente quando bambina andavo con una vicina a raccogliere le olive rimaste in terra e che nessuno avrebbe più raccolto.In quel tempo non si buttava nulla, tutto aveva un valore, bisognerebbe tornare ad apprezzare le cose semplici…
      Un saluto 🙂

  13. lucianaele ha detto:

    Bellissimi ricordi. Anch’io, da bambina, mangiavo pane e olio.
    Che buono che era. I ragazzi d’oggi non ci pensano proprio…..basta che abbiano le merendine industriali pubblicizzate dalla tv…..

    Buona giornata,
    Luciana

  14. sonoqui ha detto:

    Cara Amica, nel mio piccolo, “conosco” anch’io il rito da Te magnificamente descritto.
    Il ricordo è ancora vivo ( ero con i nonni), ma già allora quel Significato di solidarietà e genuinità
    stava per scomparire.
    Un abbraccio
    Gina

    • luciabaciocchi ha detto:

      Cara Gina, non dubitavo che anche le tue merende contenessero pane e olio, entrambe possiamo vantarci di provenire dalle “CITTA’ DELL’OLIO”, la tua Spello è rinomata per il suo olio. Ti farà piacere sapere che quotidianamente uso, per la cura e la bellezza della pelle, prodotti a base di “ Olio di Spello”, ricchi di antiossidanti naturali estratti da questo preziosissimo frutto.
      Un saluto carissimo 🙂

  15. Giulio Salvatori ha detto:

    T’invidio queste sane conoscenze Lucia. Io vengo da un’altra realtà contadina : la raccolta delle castagne.Dalla Versilia collinare , su fino alle falde delle Alpi Apuane , vi sono immense distese di castagneti. Oggi purtroppo abbandonati. Sapere invece che vi sono luoghi tanto rigogliosi riempie il cuore. L’olio è un elemento prezioso , se poi fatto con le regole da te dettate , è un piacere . Si ! Anche a me mia mamma faceva pane e olio e un filino di aceto. Un mangiare genuino, sano…altro che le merendine che intossicano i nostri nipoti.Questa pagina la chiamerei :-Un tuffo nel passato fra ulivi centenari e frantoi – E siccome i ricordi uniscono la memoria al cuore,mi siedo a quella tavola e, ti chiedo sfacciatamente anche un bicchiere di sacrantino. Le belle compagnie mi sono sempre garbate.Grazie Lucia

    • luciabaciocchi ha detto:

      Giulio grazie, ogni territorio ha le sue ricchezze e i suoi prodotti d’eccellenza, potremo fare uno scambio, una bottiglia d’olio per un sacchetto di castagne, il baratto era in uso molto tempo fa, sarebbe bello ripristinarlo. L’invito a sedersi intorno alla mia tavola (frugale) è sempre valido per tutti gli amici del blog.
      Con amicizia
      Lucia

  16. popof1955 ha detto:

    Olio umbro, che bel ricordo che risvegli. La prima volta che mi portarono in tavola una bistecca alla brace (di quelle vostre, con l’osso) con su un filo d’olio ero rimasto basito. Poi assaggiandolo ho capito, era qualcosa di particolare, un aroma che univa il sapore della terra a quello della carne, un contorno naturale. Poi ho imparato a gustarne il profumo. Metto qualche goccia sul palmo della mano sinistra e con indice e medio uniti, della mano destra, lo strofino per scaldarlo quel tanto che basta per farne esalare il l’aroma. In quello umbro sembra di sentire il tufo (o è il tartufo che popola il terreno?).

    • luciabaciocchi ha detto:

      Mi sorprendi ancora una volta! Ora anche assaggiatore di olio d’oliva, i gesti sono perfetti, vorrei vederti mentre lo fai… Bene la bistecca chianina (il nome delle nostre carni) condita con un filo d’olio, ma deve essere cotta con la brace di legno di leccio cresciuto ad est, altrimenti non è perfetta. Che ne diresti di un piatto di lenticchie di Castelluccio sopra due fette di pane abbrustolito, condite con un filo d’olio di Montefalco, il MIGLIORE!!
      Ciaooo 🙂

  17. nives1950 ha detto:

    Lucia carissima! Raccogli il “Testimone”….e passalo!
    Sei fortunata perchè hai ereditato la sapienza di un luogo fortunato!…Ricco di risorse…forse utili ad un prossimo futuro!

    Il relativismo e lo spreco che abbiamo vissuto e viviamo….presto ci costringerà a rivedere
    il passato, e far tesoro di ogni tradizione e saggezza!

    In questi giorni ho visitato i bellissimi Colli Euganei…e ho fatto provvista di Prodotti Naturali!
    Dall’olio al miele; dalla frutta secca alle marmellate; dai cestini in vimini ai formaggi…dai vini
    alle grappe; dalla pasta ai dolcetti….; dal pane appena sfornato agli aromi….

    Il gusto di questi eccezionali Prodotti….parla di cura, fatica, passione….
    Parla di valori…tutti da riscoprire!
    Parla di un futuro….che può diventare speranza!

    Grazie per la condivisione!

    • luciabaciocchi ha detto:

      Benvenuta nel mio blog, leggendoti avevo intuito il tuo amore per la natura e i suoi frutti, condivido in pieno il tuo pensiero, lo spreco e il disamore per il bello che ci circonda dovrà fare un passo indietro…
      Un saluto carissimo 🙂

  18. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Pane caldo semiabbrustolito, olio e un pizzico di rosmarino. Io non ho ricordi frantoiani ma il pane con l’olio me lo ricordo bene e ancora oggi lo apprezzo moltissimo. Certo, dai ricordi possono nascere mille rimpianti in merito a ciò che non c’è più. Ma stasera preferirei non farlo. Sono sufficientemente triste per aggiungere tristezza ad altra tristezza. La società contadina. Chissà se non saremo costretti a ritornarci perché quella industriale non regge più. Ma forse noi non la rivedremo direttamente. I nostri nipoti e pronipoti? Ci sono buone possibilità.

  19. ah…sapori della mia infanzia! purtroppo tante cose oggi sono cambiate, non ci sono più le comunità di una volta 😦

  20. Angela ha detto:

    Lucia dipende dalla quantità di olive mature che devi raccogliere… non sempre è facile, da noi quando non si può e ti parlo di piccoli terreni, si usa dare le olive per la raccolta a una famiglia che è interessata a raccoglierlo e poi quest’ultima ricambia con una parte di olio. Che bello questo tuo ricordo, l’olio buono fà bene!

    • luciabaciocchi ha detto:

      Carissima Angela, anche da noi era usanza raccogliere l’ulivo nei terreni d’altri per assicurarsi l’olio per la stagione, purtroppo le nuove generazioni non si prestano più a fare questi lavori e spesso succede che le olive rimangono a rinsecchirsi nella pianta, quasi un sacrilegio!!
      Un saluto affettuoso 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...