Però…… di Giulio Salvatori

Tempo fa il nostro amico Giulio, penso che ormai tutti quelli che si affacciano qui lo conoscono, mi ha fatto dono di una sua pubblicazione. Giulio ha pubblicato vari libri ed è un grande conoscitore del suo territorio. Da giornalista ha fatto parte della redazione di un giornale della Versilia. Oggi voglio fargli una sorpresa scrivendo in questo post un racconto che si allaccia molto bene con quanto detto precedentemente. Spero di fargli cosa gradita…..

Spesso mi chiedo se ha senso vivere in questo paese. Ma poi mi pento subito d’aver pensato una cosa simile. Proprio io che tante volte ho parlato di questo borgo come se parlassi di mio padre; che in ogni viuzza, in ogni sasso che affiora dai muri delle case, ho scavato una storia: la storia dei nostri vecchi. Eppure sia pur labile, ritorna sovente nella mia mente la domanda: “Ha senso vivere in questo paese? Non sarebbe l’ora di fare fagotto ed emigrare verso altri lidi? Ma poi m’accorgo che le mie radici sono qui. Qui, tra queste case di sasso morto. E una pianta non puoi sradicarla e piantarla altrove. Temo che così facendo essa muoia, che non attecchisca. O anche se affonda le sue radici in un’altra terra e prepotente s’innalza verso il cielo come le altre piante, il colore della sua anima sarà sempre diverso: di questo sono convinto. Che silenzio, che tristezza! Però quando al mattino il sole spunta da dietro la Pania della Croce e illumina il paese e le selve,caspita! Allora è un’altra cosa.Gli occhi ti sorridono, i colori diventano vivaci, i fiori hanno un profumo diverso, le acque dei ruscelli cantano, gli uccelli si rincorrono allegri,il vociare della tua gente è musica e,i monti che fanno da cornice. E quel gatto a cui ieri hai tirato una scarpa,ora con l’animo diverso, magari l’accarezzi.Non lo so! Non lo so…! Cosa mi succede. Se guardo i campi così abbandonati, con quelle siepi che avanzano come  piovre fagocitando le fatiche dei vecchi nascondendole per sempre nelle loro spire, che rabbia! Che delusione! E pensare che queste pian, questi orti strappati alla macchia, hanno sfamato generazioni e generazioni. Ed ora eccole lì! Piano piano ritorneranno boschi. Luoghi per lupi.Ma poi a primavera qualcuno zappa il suo campetto, in po’ qua un po’ là: allora è bello vedere quei lembi di terra coltivati, piccole fazzoletti ordinati che ridenti s’aprono ai raggi del sole. E i solchi delle sementi si rincorrono panciuti da ciglio a ciglio, mentre la vanga ricopre il seme e nasconde il concime nella terra. 

Però che tristezza quei monti brulli! Sono morti, sono spenti, sono vuoti, sono….Sono stufo di osservare sempre le stesse cose! Ormai conosco ogni loro insenatura. Anche le poiane del Monte Cavallo sono sempre le stesse. E quell’allocco che canta la notte gli tirerei il collo. Però a primavera , quando il bosco riprende il suo colore verde chiaro, poi scuro,e serra definitivamente su, fino alla vetta, il mantello dell’estate,allora è un’altra cosa. Profumo di eriche, di ginestre, di castagno, di querce, di timo, di rosmarino, di abete, di maggiorana, di empitella, di salvia…Anche la salvia ha un profumo diverso quassù: è più forte, più secco…Ha più aroma, ecco!

 Oggi  anche le campane hanno un suono diverso.Una volta suonavano a distesa. Un canto lungo, slanciato. E per forza! I campanari le facevano andare per tutto il loro raggio d’azione, su fino alla verticale. E una campana scendeva verso il basso quando l’altra saliva. Allora sentivi nitido il suono: Don… Dan…Don…Dan…Intanto il suonatore della campana piccola -Si! Tre campane ha il mio campanile- seduto a cavalcioni del finestrone, faceva andare avanti e indietro il piccolo bronzino: il suo suono sembrava il tintinnio del triangolo della marcia sinfonica  “Alleluia”. Poi dopo tre doppi lunghissimi, i campanari con abilità incredibile bloccavano le due grosse campane sulla verticale, sembrava che d’un botto il campanile avesse perso la voce. Solamente la campanella suonava ardita come per dire “Zitti tutti! Tocca a me!”.Dopo alcuni minuti, a un cenno della testa, lasciavano ricadere i grossi bronzi e il loro suono si rincorreva per tutte le vie del paese e spariva lontano come se volesse salutare il mondo intero.Oggi, che qualcuno ha voluto ricorrere al moderno, inserendo il tutto in un ingranaggio automatico, non sembra più il suono che invita i fedeli alla S. Messa, ma un tramestio di pentole da cucina rovesciate giù dalla finestra. Però è bello il mio paese! Vedere le sue case abbracciate tra loro, ti da un senso d’intimità paesana, di unione, di amicizia , di fratellanza .

Però che silenzio. Nel periodo invernale sembra che la gente vada in letargo. Giri e rigiri per le vie del paese ma non incontri nessuno: sono tutti rintanati nelle loro case. Ogni tanto qualche gatto ti taglia la strada facendoti tirare una scossa. Allora smetti di girare e rientri in casa:così eviti che qualcuno vedendoti dalla finestra ti dia del matto. Però l’estate il paese risuscita. I paesani della piana ritornano per trascorrere le ferie. Allora spunta sulle facce dei vecchi il sorriso. Le porte si spalancano, le finestre si aprono, le vie si spopolano, il dialetto si mescola ad un modo di parlare diverso, una chitarra suona accompagnando un coro di voci allegre;la sera si va a letto tardi. Però, è solamente una ventata, appena il tempo di conoscerci e poi…via. E l’autunno con i colori giallo oro tinge di nuovo il bosco. Le giornate si accorciano, il paese è muto: a sera qualche camino fuma. Il campanile invita alla S. Messa. Ma chi?! Che silenzio! Che squallore …. Però, l’inverno quando la neve ricopre i monti, il bosco e il paese, che spettacolo!Un unico tetto di cotone bianco degrada verso il basso soffice  soffice, mentre i camini soffiano nel cielo il loro caldo respiro. Però t’accorgi che piano piano un altro anno è passato in questo paese che vorresti lasciare.E così il tempo se ne va. I capelli incominciano a brizzolate di grigio,i figli chiedono di partire. E tu pensi agli ultimi vecchi che se ne dovranno andare.E tu? Sei indeciso, non sai cosa fare! Però mi accorgo, paese mio, che non hai saputo reagire, che… non hai più niente da dire! Sei come le tue case di sasso morto.Ti odio! E forse un giorno anch’io me ne andrò con tanta rabbia nel cuore.Però! Non voglio pensarci. Non so se riuscirò ad abbandonarti. Non voglio o non posso? Però?!          

IL BRANO MUSICALE “IMAGINE” E’ ESEGUITO DA GIULIO SALVATORI–MALEDETTO TOSCANO 

BASATI E DINTORNI

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24 risposte a Però…… di Giulio Salvatori

  1. Pingback: C’è posta per Noi…di Giulio Salvatori | luciabaciocchi

  2. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Lucia. brava, hai realizzato un bel video, ed il “maledetto toscano” e’ benedetto eccome!!! Suona molto bene.

    “Imamgina nessun paradiso ( e dunque nessuna guerra di religione)
    E’ facile se ci provi
    Ne’ inferno sotto (nessuna guerra di religione)
    Sopra c’e solo il cielo.
    Immagina tutta la gente vivere…il presente quotidiano (livin for today)
    Tu puoi dire che io sono un sognatore….ma non sono il solo
    Io spero un giorno tutti noi ci uniremo

    immagina non ci sinao nazioni (mondo senza frontiere)
    Non e’ difficile farlo (facile immaginarlo)
    Nulla per cui uccidere o oer cui morire (ne’ santi ne’ eroi insomma)
    E nessuna religione persino (nessun conflitto interetnico-inter religioso)
    Immagian tutta la gente, vivere la vita in pace

    Tu puoi pensare che io sia un sogantore, ma non sono il solo
    Io spero che un giorno tutti saremo uniti…
    Ed il mondo sia una cosa sola ( as one= “come uno”)

    Immagina…nessun possedimento (non divario tra ricchi e poveri)
    Mi chiedo se tu possa riuscirci (ad immaginare cio’)
    Nessun bisogno di ingordigia, ne’ fame ( di cibo o di ricchezza)
    Una fratellanza di uomini…immagina tutta la gente..vivere la vita in pace…”
    ***
    Lucia, ti ho tradotto “imagine” perche’ penso che il …testo ti piacera’.

  3. Giulio Salvatori ha detto:

    Sonoqui , ti ringrazio per le belle parole.Vi ringrazio tutti e, un grazie ancora a Lucia per il bellissimo blog .Non merito tanto spazio, ho fatto come la suocera. :- sono entrato di fianco e mi sono fatto largo-Grazie per la cortese ospitalità.

  4. sonoqui ha detto:

    Ps
    Non avevo ancora ascoltato il brano,
    Un Applauso al Sassofonista e a Te, Lucia.
    Vivo di musica e oltre alla chitarra che strimbello,
    adoro sax e clarinetto.
    Ciao

  5. sonoqui ha detto:

    Buongiorno Lucia, non conosco di persona Giulio, ma riconosco
    un ‘Anima gentile, sensibile, maestosa come la sua.
    Questa Poesia ( perché è tale) è una lunga, toccante dichiarazione d’Amore
    alla propria terra.
    Mi ha commosso.

    Grazie, chiunque Tu sia.
    A Te cara Lucia un forte abbraccio
    Gina

  6. lucianaele ha detto:

    Bellissimo post.
    Tornerò a trovarti.
    Ti auguro una buona giornata,
    Luciana

  7. ili6 ha detto:

    Però…l’uso ricorrente della congiunzione avversativa è perfetto perchè in fondo è così: congiunti a doppio filo ai luoghi natii, anche se spesso avversi ad essi per la “non evoluzione”. Ma forse il fascino di certi luoghi sta tutto lì: nell’aver saputo fermare il tempo, anche nel cuore di chi vi abita.
    Cambiato video? questo è più adatto al post.
    🙂 ciao a tutti

  8. rosaria ha detto:

    Luciaaaaaaaa, visto com’è stato semplice!!!!!!!!! Bravissimaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, ora è molto meglio, non credi???????????

  9. ili6 ha detto:

    complimenti allo scrittore 🙂
    torno dopo per un commento più ragionato, ora fuggo in cucina. Buona domenica a tutti,
    Marirò

  10. Giulio Salvatori ha detto:

    Rientro ora , sono le h.0.25.Nonostante la stanchezza ho acceso questa macchina infernale che mi rimbalza nelle VS case.Considerato che anch’ìo sono di ciccia , di fronte a tante cose belle che avete scritto sul mio conto, devo confessarvi che , Sì ! Si commuove anche il maledetto toscano.Per non dimenticare qualcuno, siete stati TUTTI, troppo buoni e Vi ringrazio. Però, acc, non mi incensate troppo, ormai ci conosciamo no???Domani, a mente “fredda” cercherò di dire ancora qualcosa…Per adesso mi prendo tutti i Vs apprezzamenti, e come si dice da noi :- mi garbano proprio, grazie –

  11. popof1955 ha detto:

    Di ogni angolo di vita hai mostrato la vita e il sonno, e non lo puoi cogliere se non ci vivi dentro. Attraverso le tue parole ho immaginato il tuo passo tra le mura, la fretta di rientrare in casa d’inverno, il tirar tardi la sera dove a frinire sembrava che fossero le stelle appese ai rami invisibili del cielo.
    Giulio a quando un tuo blog? Ciao 🙂

  12. rosaria ha detto:

    Conosco, ormai Giulio, anche se solo virtualmente e appena appena in foto, da quasi due anni, credo, e suoi scritti (che spesso mi ha onorato di inviarmi x farli pubblixcare in Incontriamoci con la solita dicitura finale….”se non ti va, butta nel cestino”) hanno fatto sì che leggendoli di volta in volta man mano, dalla rude ed apparente “scorza” di uomo duro e “maledetto toscano”, uscisse fuori tutta la sua sensibilità e tutto l’AMORE x la sua terra.
    A Franco dico che x una volta sono d’accordo con lui…neanche a me è piaciuto il video delle calze (e Lucia lo sa)…non c’entra granchè, tranne che x la musica.
    Ho riletto con piacere questo scritto, anche se gia’ lo conoscevo x averlo pubblicato parecchio tempo fa in Incontriamoci e ogni volta traspare sempre di + la sua grande sensibilità. Giulio sei GRANDE!!!!!!!!! Anche se so che i complimenti così palesi ti imbarazzano…lo faccio lo stesso, ahahahahaha

  13. semplice1 ha detto:

    Splendido regalo, Donna Lucia!!
    Ma Giulio merita tutto ciò..anche se recalcitra come un mulo, si commuove come un bambino.
    Giulio ormai lo sa, gliel’ho detto decine di volte, che i suoi racconti sulla Versilia sono dichiarazioni d’amore. E come un amore che si rispetti..non è monotono, definito, incolore, rassegnato..ma è un processo in continuo divenire con l’altalenanza di momenti di dubbio, di riflessione, di crisi, di litigio…di riappacificazione, di desiderio, di amore, di fedeltà…ed ogni volta è una riconferma!
    La descrizione di questo paesino nelle varie stagioni….mi ha ricondotto con nostalgia al paese, sui pendii dell’Etnea, dove ho vissuto buona parte della mia vita da ragazza..ho riconosciuto gli stessi colori, gli stessi rumori, gli stessi profumi, la stessa vita.
    Grazie Giulio…
    Vera

  14. franco muzzioli ha detto:

    Che Giulio sia innamorato della sua terra non c’è ombra di dubbio, ma a volte è come un tormentone , come quando hai una madre un pò troppo presente , che ti dice di metterti la maglia di lana …gli vuoi un bene dell’anima , ti incanti mentre lavora tra i fornelli e quando sorride…ma un poco rompe!
    Questa terra onnipresente…questi bellissimi pensieri un pò monotematici..e il suono del sax alla Gualdi , fluttuante ,intrigante, melodico , fanno di Giulio un personaggio speciale…anche con quel rendersi rude con il “solito maledetto toscano” , rudezza che mi pare un pò uno scudo per tener lontano gli indesiderati.
    Giulio che pensa, Giulio che scrive , m’immagino Giulio dalla commozione facile ….che vi devo dire provo una forte simpatia per Giulio , col quel molte cose ci accomunano ……un pò meno nei fiori con le calze di Michele , che proprio non mi piacciono .

    • luciabaciocchi ha detto:

      Franco solo tu, grillo parlante, potevi descrivere Giulio, hai indovinato in pieno , sotto il MALEDETTO TOSCANO, si nasconde un animo sensibile e sempre pronto a commuoversi. Non mi rimproverare per il video……Franco, ho provveduto, cambiato il video, grande lavoro, cercherò di fare meglio!

  15. ANGELOM ha detto:

    Leggendo il tuo racconto Giulio, mi hai riportato indietro negli anni della mia gioventù, nel paese che ho sempre amato con le stesse situazioni del tuo.
    La particolare descrizione che hai fatto del suono delle campane mi è cara, perché anch’io ero uno di quelli che manovrava la campanella più piccola e aiutava al rialzo verticale di quella grande. Era una gioia quando per le grandi feste si poteva dare sfogo a tutte le energie per suonare a distesa tutte le campane per molto tempo. Il paese, come dici tu, si animava durante l’estate, quando i forestieri abituali e gli amici residenti in altre città venivano ad abitare la loro casa di famiglia. Ora le cose sono cambiate, non so se in meglio o in peggio, mi rammarico solo che ora le campane non si suonano più a mano ma elettricamente, con un suono stridulo e irriverente.

  16. mimma1.ta ha detto:

    IO L’HO FATTO, SI L’HO FATTO MALEDETTO TOSCANO HO STRADICATO LE MIE RADICI DAL MIO PAESE ED E’ VERO SI MUORE LENTAMENTE , SI PERDE VIGORE, VOLONTA’, LA VOGLIA DI ANDARE AVANTI, EPPURE L?HO FATTO X I FIGLI, X NON VIVERE SOLA LONTANO DA LORO, SAPESSI QUANTE VOLTE LA SOGNO VEDENDO LA MIA VECCHIA CASA, IL MIO MARE, LA MIA GENTE, EPPURE L’HO FATTO.

  17. Giulio Salvatori ha detto:

    Lucia-Angelo, altro che -cosa gradita- e dire grazie della Vs stima nei miei confronti è troppo poco.Non merito tanto e non voglio prendere troppo spazio nella Vostra casa.Già mi avete spalancato precedentemente la porta , ora, anche le finestre.Sono riflessioni di un uomo che ha, come spesso scrivo, -le radici che affondano nelle ossa delle Apuane-Grazie ancora.

  18. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Niente però, Giulio. Niente se, e niente ma. Inutile a dirsi, sei innamorato della tua terra. E non solo la vedi ma ne consideri ogni aspetto, ogni visione, soppesandoli, crogiolandoli prima di tutto nel tuo animo. E se ti viene qualche dubbio, non lo fai crescere di un grammo: mai lascerai questa tua terra benedetta. Sei davvero un innamorato, Giulio. E quanti ormai lo sono? Quanti vedono quello che vedi tu? Quanti analizzano i fenomeni, mettendoli a raffronto con i tuoi stati d’animo? Cantaci ancora del tuo paese, Giulio. Ti abbraccio, amico.

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