Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta………

                                                               Salvatore Quasimodo

L’uomo del nostro tempo, afferma il poeta, ha perduto ogni considerazione dei fratelli e ha dimenticato la solidarietà e la religione che lo trattengono dalla violenza. E rimasto uguale all’uomo che, attratto il fratello in un campo, lo ha ucciso.

Dopo aver riflettuto sul tema proposto da Giulio, anch’io vorrei parlare del disagio dell’uomo nella società odierna. Sì, perché spesso mi sento scaduta e guardo dalla finestra le generazioni future, che passano indifferenti senza accorgersi della mia presenza. Cito una frase di Erri de Luca Clandestino a bordo dell’oggi senza un posto dove tornare, perché anche lui nato e vissuto nella metà del secolo scorso, partecipando attivamente alle grandi innovazioni e trasformazioni della società, oggi si sente inadeguato, affermando che questo nuovo tempo è fatto per chi ci nasce dentro. “ Abito da spaesato il debutto del nuovo secolo. Ci sto da emigrante sbarcato senza invito e senza documenti”. Trovo queste citazioni molto vicine al mio stato d’animo, spesso ripenso agli anni passati e li rivedo un tempo adatto a me, li avevo la mia residenza, oggi ho la sensazione di essre ospite del tempo attuale e senza desiderio di tornare indietro. Assisto a cambiamenti epocali, vedo arrivare dalle sponde del Mediterraneo, migliaia di giovani in fuga dai tiranni, ma non vedo nessuna gioventù ad accoglierli e aiutarli alla conquista della democrazia. Il mondo di oggi non ha più grandi ideali, e poco radicato ai valori, vive in una bolla di sapone, distolto da tanti interessi vuoti di contenuti. Nel recente film di Nanni Moretti Habemus Papam, il regista nel ruolo di psicanalista, si sente come il Papa, un uomo in esilio sia dal punto di vista esistenziale, umano e politico, in questo Paese e in questo tempo.Forse questa mia sensazione è comune a molti di voi, vorrei poter sentire il vostro pensiero,vi aspetto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Quisquiglie e Pinzillacchere. Contrassegna il permalink.

26 risposte a Uomo del mio tempo

  1. franco muzzioli ha detto:

    Caro pino , il film è “la vita è meravigliosa” ed io sono pienamente d’accordo. Film dove uno spaesatissimo Jemes Stewart veniva aiutato da Clarence “angelo di seconda categoria”. Il mio cruccio ora, è che se viene un Angiolino ad aiutarti sia solo Alfano!
    Meglio una bella carica d’ottimismo ,la salute ed un bel par de scarpe nòve.

  2. pino.sa ha detto:

    Piangersi addosso non serve … La vita è bella a qualsiasi età ed in qualsiasi condizione in compagnia o da soli, in agiatezza o in ristrettezze, certo meglio sarebbe in buona salute, ma non disperiamo sono frutti di stagione. Anche se si attraversano dei periodi in cui ci sembra ci sia un assenza di obiettivi e non riusciamo a scorgere la meta, andiamo avanti con ottimismo e non pensiamo che sia o sia stata vana la nostra vita, infondiamo coraggio ai giovani che in questo periodo di crisi, stanno affrontando una condizione di precarietà in tutti i campi. Prendiamo ispirazione dai girasoli che, nella loro vita, tengono sempre la faccia rivolta verso il sole e quando non riescono più a farlo si ripiegano su se stessi e muoiono. Spesso mi viene in mente quel film, di cui non ricordo il titolo, di un uomo che in una condizione di disperazione voleva farla finita ed ammazzarsi ed interviene un angelo che lo affianca e gli fa ripercorrere tutti i momenti della sua vita ed in particolare gli fa vedere come sarebbe stata peggiore la vita degli altri senza la sua presenza e le sue scelte.
    Quindi viva la vita ! ….SEMPRE !

  3. franco muzzioli ha detto:

    Vedi un pò……allora mancano i bastoni?
    Manca soprattutto la voglia di scommettere sulla vita….anche quella a due ,manca il ripetto per l’altro, manca il senso del sacrificio, non per un mero gusto masochistico…ma il sacrificio per creare….una famiglia …..una iniziativa….un progetto di vita. Mancano gli ideali….. lasciati sul carrello del supermercato.

    • ili6 ha detto:

      no, non servono i bastoni. Mia madre diceva severissima : -Te li suono con la cinghia! . Mai l’ho vista con i pantaloni e mai mi ha sfiorata con un dito, ma vedevo i suoi occhi pieni di autorevolezza, Ecco, forse manca l’autorevolezza. Per esercitarla ci vuole esempio, costanza e presenza (intesa come tempo). E i genitori di oggi di tempo spesso ne hanno poco.
      Ciao e grazie a Lucia e a voi tutti per la piacevole discussione e per la possibilità di confronto sereno e quindi produttivo.
      Maria Rosaria

  4. ili6 ha detto:

    tanto per restare nel campo dell’infanzia…una bambina di 13 anni non comunica più con una di 10 anni, oggi non più perchè la 13enne di oggi si considera una signorina, o peggio, una donna. E la bimba di 1o anni fa carte false per emularla, farsi accettare e crescere in frettissima, bruciando tappe importanti che non ritorneranno mai più.
    Il mio gruppo dell’adolescenza del passato (primi anni 70) era formato da ragazzini dai 10 ai 16 anni senza alcun problema.
    la famiglia che si sta sfasciando…hai perfettamente ragione.Ricordiamoci, però, quando tutto questo ebbe inizio e perchè…anni 7o….gli anni delle proteste, delle riforme, dell’allontanamento alla chiesa, degli estremismi politici, del femminismo, della crescita economica, dei figli dei fiori, delle bandiere rosse, nere e gialle…gli anni della nostra gioventù, gli anni dell’inizio delle nostre corse.
    Se alla fine degli anni 70 avessi detto a mia madre che invece di sposarmi sarei andata a convivere…un bastone non sarebbe bastato…

  5. franco muzzioli ha detto:

    Bellissime le parole di tutti ,quadro ponderato ed esatto quello di MariaRosaria , ma non credo che la colpa dei disagi giovanili siano dovuti ai gap generazionali ,che come dicevano molti di voi ,ci sono sempre stati.
    E’ la famiglia che si stà sfasciando!……I giovani non si sposano più…convivono , i divorzi sono aumentati in maniera impressionante , non ci sono più punti di riferimento, tutto sino dall’infanzia è precario, fluido, “aperto”, indefinito.
    Oltre ad una vita di corsa ,c’è una vita di persone sole, che ogni tanto si uniscono per poi lasciarsi creando infinite sinapsi di vita , in situazioni vaghe dove le certezze svaniscono nel permissivismo e nel consumo.

  6. popof1955 ha detto:

    Ci sono almeno due categorie di giovani. Una è quella in cui inciampiamo tutti i giorni, per strada, al cinema, ai giardinetti. Un’altra è quella che non vediamo perchè passa i fine settimana e il sabato notte a far volontariato nelle ambulanze, negli oratori, alle feste di partito o delle associazioni, giovani che scalano montagne in tutti i sensi, che lavorano sodo perchè anche ai tempi nostri due braccia contano se la famiglia ne ha bisogno.
    Non tutto è oro quel che luccica. ma non restiamo attoniti davanti a una pagina di giornale. Disse un saggio che fa più rumore la notizia di un bancario che fugge con la cassa che non 1000 impiegati che lavorano onestamente.

  7. semplice1 ha detto:

    Corsi e ricorsi della storia, del tempo. Anche i nostri adulti, al tempo in cui noi eravamo ragazzi , non ci capivano..cambiavano gli interessi, i valori, i comportamenti.
    E noi, come giovani, imperterriti ci acchiappavamo la vita e le sue sorprese
    Ma prima era un pò più facile, gli obiettivi erano chiari, le aspettative avevano speranze concrete, i percorsi erano possibili…adesso è tutto più liquido, incerto, sfuggente. I ragazzi di adesso fanno una fatica maggiore rispetto a noi, non devono solo faticare per realizzarsi nel mondo del lavoro, dell’autorealizzazione…devono faticare anche dentro se stessi per il recupero e la salvaguardia di valori che si sono volatilizzati
    grazie alle logiche del consumismo.
    E di questo, anche noi siamo responsabili.
    Allora prendiamoci tutti per mano, ognuno con quello che ha..e ricominciamo a vivere!

  8. statidellessere ha detto:

    Ma cambia veramente l’uomo ? Io vedo sempre il ripetersi di medesimi errori, spalmati dall’origine ai nostri giorni.
    Imparerà mai l’uomo la lezione della storia ?
    Che tristezza vedere che tutto cambia, ma le piccolezze dell’animo umano rimangono
    a perenne memoria……..

  9. maria cavallaro ha detto:

    Ciao Lucia, passa il tempo e cambia il mondo e ci ritroviamo pesci fuor d’acqua in una realtà che corre più veloce del nostro pensiero. E’ mal comune cara, l’avvicendarsi delle generazioni comporta dei cambiamenti che non ci appartengono diventiamo obsoleti, i giovani ci guardano quasi con tenerezza, perchè ci vedono inadeguati alla modernità, ma molti di loro, non tutti, sono dei gusci vuoti che navigano alla deriva senza ideali nè cultura, però dobbiamo anche ammettere che sono i nostri figli e molti di quei valori che loro non hanno li abbiamo uccisi noi. Un abbraccio, Maria.

  10. ili6 ha detto:

    Eppure la nostra generazione è da ritenersi una generazione fortunata: non abbiamo vissuto nessuna guerra dal vivo.immagina le generazioni più vecchie delle nostre cosa debbano aver provato…Questo senso di insoddisfazione, di disagio, di estraneità secondo me deriva anche dagli anni che passano e fuggono e ci sentiamo sempre più smarriti perchè non troviamo più agganci e sempre meno comunicazione con le nuove generazioni; ma anche loro si sentono così perchè lo stacco generazionale si è accorciato in modo evidente.Sette, cinque anni di differenza e non ci si comprende più, non si comunica più e questo perchè si corre troppo, si brucia troppo, si dilegua tutto in un attimo. Corriamo anche noi meno giovani, corriamo così tanto che non abbiamo più il tempo di fissare il bello e il buono che comunque c’è attorno a noi e di goderlo.
    I giovani…abbiamo tanta responsabilità verso loro anche verso i loro valori ed ideali offuscati , perchè noi da giovani abbiamo corso quanto oggi stanno correndo loro, forse lo abbiamo dimenticato ma è stato così e gli effetti sono tra noi.
    io sono a stretto contatto con le famiglie di 40enni di oggi e..la corsa non si è fermata, …ma nonostante tutto sono fiduciosa e positiva, lo sono perchè un’insegnante non potrebbe non esserlo e non deve essere che così altrimenti farebbe passare al futuro messaggi quantomeno rischiosi. Questo non esclude che non mi accorga delle brutture e del disvalore che mi circondano, tutt’altro, ma ho fiducia in una ripresa di vita più a misura d’uomo. E quando mi viene proprio difficile trovare punti di positività, mi soffermo a riflettere di come mezza popolazione del mondo aspiri a vivere nella mia Italia, nonostante tutto.Perchè il peggio c’è e mi obbligo a non guardare solo il mio orticello. E allora mi ripeto che anche io sono protagonista della storia e cerco di sfogliare le pagine del mio libro con un sorriso, nella speranza, anche, che diventi contagioso.
    Ciao

    • luciabaciocchi ha detto:

      Maria Rosaria come al solito sai portare la tua esperienza di vita e di insegnante, ti ammiro per la tua positività e per la fiducia che riponi nelle generazioni future, mi consola leggere le tue parole, ti ringrazio.

      • ili6 ha detto:

        Se non avessi fiducia nelle future generazioni e in una prospettiva di esistenza migliore, non avrebbe senso il mio lavoro, che poi è la mia vita.
        Ed in quest’ottica cerco di indirizzarlo.

  11. semplicementelisa ha detto:

    Io credo che ormai siamo soprattutto anestetizzati ….
    l’orrore, la miseria, la fame,. la guerra, sono quasi una sorta di spot
    televisivo che la sera anima i nostri pasti …
    Squallido e triste …. ma nn perdiamo le speranze ,,,, dall’anestesia ci si risveglia …
    e ci si ritrova guariti … utopia? forse ma non voglio smettere di pensarlo …
    baci

    elisa

  12. franco muzzioli ha detto:

    Giulio per noi il caro Dante è sempre di moda , ma non so se diciamo ai giovani …” …..considerate la vostra scemenza , fatti non foste per viver come bruti , ma per seguire virtute e conoscenza”…. non ci venga risposto col pernacchio di testa e di petto alla De Filippo.

  13. Giulio Salvatori ha detto:

    Dobbiamo convincerci che -NOI- siamo parte integrante di questo -TEMPO-E’ difficile perché abbiamo percorso un infinità di sentieri, salito e disceso asperità faticose, vallate interminabili.Ci siamo trovati avvolti in nuvoloni neri (almeno io ) che si sono schiariti solo con l’arrivo di venti di bonaccia .Noi siamo , e lo dico con convinzione, le PAGINE di un grande libro dal quali si può attingere l’argomento utile alla vita. E’ da noi che i giovani devono attingere virtù e conoscenze. Si, è vero, assistiamo a comportamenti che sono fuori dal nostro modo di vivere ;basta aspettare .Vedrete che anche i giovani impareranno.Le sculacciate sono il toccasana della crescita .Se lo dice il maledetto toscano, credeteci. anzi-CREDIAMOCI-

    • luciabaciocchi ha detto:

      Giulio hai ragione nell’affermare che noi siamo gli autori della storia del secolo passato nel bene e nel male, oggi abbiamo passato il testimone ad una generazione che non ci somiglia, che vuole un altro altro Paese. Un paese che permetta a tutti di studiare, di lavorare e pensare seranamente al futuro. Forse sta proprio in queste motivazioni il disagio dell’uomo contemporaneo, non avere saputo assicurare ai propri figli un vita serena e dignitosa…

  14. franco muzzioli ha detto:

    Non so se mi sento più spaesato o più deluso, ora con tanti anni vissuti posso tirar le somme e mi sento come il cardinal Melvillle di “Habemus Papam”…spaesato, convinto di non poter portare sulle spalle nessuna responsabilità, forse neppure quella di vivere. Noi uomini dagli ideali perduti, dalle speranze deluse in un mondo che solo corre e consuma ,come possiamo trovarci bene ? Ci attacchiamo all’elaborazione dei pensieri, alla fantasia, alle affinità elettive con pochi altri….siamo forse solo dei sopravissuti.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Franco mi consola sapere che non sono sola a vivere questo tempo in maniera strana, confusa e spesso senza ideali , il disagio di questo umanissimo, simpaticissimo e genialmente trasgressivo Papa Piccoli, è davvero una metafora adatta ai tempi, è anche il nostro disagio. Mi rattrista leggere che i giovani nati in questo tempo, come Fabio ha detto, si sentano estranei , auguro a loro un futuro pieno di certezze e valori in cui credere

  15. the thought's tree ha detto:

    Io che ci sono nato in questo tempo spesso mi sento estraneo alla tua stessa maniera.
    Un individualismo estremo ha infettato questa mia generazione.
    Anche se certamente esistono degli esempi che fanno sperare in un futuro migliore, per adesso vedo solo un grande vuoto di ideali e valori.
    Spero ne usciremo presto.

    Fabio.

  16. ANGELOM ha detto:

    Come dice Lorenzo, cerchiamo di essere più ottimisti del nostro futuro, vorremmo tutti un altro Paese non schiavo di rendite, raccomandazioni e clientelismi, vorremmo che tutti abbiano la stessa opportunità di studiare, d’inventare, di lavorare, un Paese che sostenga economicamente chi perde il lavoro, chi lo cerca e chi non lo trova, chi vuole scommettere su idee nuove e ambiziose, chi vuole formarsi in autonomia. Raduniamo le forze per raggiungere una vita migliore.

  17. scanazzatu ha detto:

    Analizzando la situazione attuale, c’è ben poco per stare allegri, basta dare un occhiata
    in giro per riscoprire tutte le brutture che abbiamo intorno e che a volte,girando la
    testa dall’altra parte, fingiamo di non vedere.
    La storia che dovrebbe essere maestra di vita, insegna ben poco, e si ricade spesso
    negli stessi errori.
    Ma quel poco di buono che rimane deve essere un seme che germogliando si
    trasformerà in albero, regalandoci meravigliosi frutti, se sapremo coltivarlo con cura.
    Io non sono di natura ottimista, ma credo che potremo farcela a venirne fuori, a ripristinare legalità, morale, riappropriarci degli ideali che hanno fatto grande il nostro Paese.

  18. sonoqui ha detto:

    Scusami, Volevo dire:
    Un caro saluto
    Gina

  19. sonoqui ha detto:

    Buongiorno Lucia, parzialmente concordo con Te, nel
    sentirmi straniera in terra mia. Nel sentirmi sola in mezzo a una
    bolgia del Nulla.
    La storia ci insegna che il passato ritorna sempre.
    Cambiano solo i nomi e i luoghi.
    Lorenzo, parla di strumenti e mezzi tecnologici per arrivare al dialogo e
    ovunque, ma dimentica che se non c’è il Cuore ( Amore) ma soprattutto Coscienza (Dignità , Valori, e Rispetto) ,si resta insabbiati a lungo nell’indifferenza del
    proprio Io.

    Un caro saluto
    Gia

  20. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Non vorrei sembrare troppo ottimista, anche perché non ci sarebbero tante ragioni per esserlo. Ma penso che il mondo non sia tutto da riprovare e condannare. Occorrerebbe, a mio parere, non farsi stringere all’angolo come dei pugili in procinto do essere buttati al tappeto. E soprattutto non essere soli e non sentirsi soli, trovando occasioni di libertà, di autonomia, di verità ovunque sia possibile. Un Papa non può essere mai in esilio perché il suo magistero è rivolto al mondo ed è portatore di verità. Ci siamo scordati quello che diceva Papa Wojtila? “Abbiate coraggio, apritevi al mondo” perché il mondo attende chi si mostra e dice con coraggio quello che pensa. Oggi ci sono tanti strumenti in più per collegarsi, mostrarsi, colloquiare. Certo, rimangono tante ingiustizie, necessità, violenze. Ma chi ha detto che tutti i problemi devono ricadere sulle spalle delle singole creature, oltre tutto le più sensibili? Ad ogni problema la sua soluzione, e non certo quella affidata alle poche forze di un individuo o di pochi individui. I confronti, gli scontri, gli approfondimenti devono essere di gruppi ampi, di nazioni intere, di tutti i popoli in definitiva. Un primo, prioritario obiettivo sarebbe quello di affermare in tutti i luoghi ed occasioni: mai e mai più violenza. Tutto il resto è programmazione di obiettivi da raggiungere e di azioni da svolgere. Con tutti i limiti necessari ed inevitabili. Se posso chiudere con una nota sintetica direi: coraggio, ottimismo e stiamo lontani dai profeti, siano essi scrittori, registi, intellettuali, che invitino allo scoramento ed al pessimismo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...