Le nostre radici

Sono convinta che un uomo sia la somma delle sue cose e del suo passato. In questi giorni tornata sui luoghi della mia giovinezza ho avuto modo di riflettere sul valore della propria memoria e del proprio passato, il mio amico Giulio Salvatori, mi ha inviato questa riflessione, l’ho postata per farla conoscere ai miei amici.

 Mentre osservavo un castagno ultracentenario, con le sue fronde immense, pensavo che sarebbe bello trapiantarlo giù nella piana; darebbe tanto refrigerio nelle giornate torride della vicina estate Ma poi, riflettendo, non sarebbe possibile. No! Una pianta adulta non puoi sradicarla dalla sua terra, le radici hanno ramificato in profondità alla ricerca delle giuste sostanze, s’insinuano tra le ossa calcaree del monte succhiando le sostanze tanniche, si dissetano nelle polle oscure portando acqua al serbatoio dell’albero. E’ da lì che la linfa attinge il nutrimento. No! Un albero adulto non lo puoi trasferire dove vuoi tu. Non attecchisce, le sue radici non affondano nella terra, intristisce e muore. E, se anche sembra che si trovi a proprio agio, il colore delle sue foglie sarà sempre diverso. Non avranno quel verde intenso, luminoso, lucido, con quei rami che sembrano ventagli della natura. No! Avrà rami secchi e aridi. E’ come l’emigrante in terra straniera.

                                             Giulio Salvatori

Anch’io come Giulio mi sento “un uomo del nostro tempo” a disagio con le nuove realtà e trovo nelle mie radici un rifugio sereno e tranquillo. Su quest’ argomento si possono esprimere molti pensieri diversi, tutti ugualmente condivisibili, voglio riportare un’immagine ed un pensiero di Popof:

Il mio amico ha piantato da poco questa piccola pianta di acero, ha voluto chiamarla Vittorio, in onore del giovane blogger ucciso a Gaza. Un ragazzo, Vittorio Arrigoni, che  ha voluto portare il suo aiuto ad una popolazione martoriata. Queste le sue parole: ” Il silenzio del mondo civile è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte. Un esempio ed una conferma con quello che i miei amici hanno scritto nei loro commenti.



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25 risposte a Le nostre radici

  1. ecodelvento ha detto:

    Ciao, mi presento…sono Laura 🙂
    Passando di qui ho letto cose a me molto familiari, ma mi sono soffermata su questo post, forse perchè parla metaforicamente di radici e alberi, di tutto quello che è legato ai nostri ricordi, alla storia e alle nostre origini e forse io le radici le abito proprio, a volte ho la netta sensazione di esser nata in un tempo sbagliato per me, un tempo ove tutto corre troppo in fretta e dove si disperde il valore delle cose e la loro bellezza…e chi, come me, non si trova in questo sistema di cose, trova i suoi rifugi in ciò che la sua natura vuole…magari nel piccolo, nelle sfumature o nei profumi delle cose.
    Perdona se mi sono lasciata andare con le parole…ti lascio un saluto e i miei complimenti per questo spazio! Un caro saluto.

  2. franco muzzioli ha detto:

    Quando ero ragazzo ero un divoratore dei libri di Salgari …”I pirati della Malesia”,” Il leone di Damasco “, “Sulle frontiere del West “, “Il corsaro nero”….tanto per citare qualche titolo e per rendersi conto della varietà dei luoghi descritti da questo prolifico autore.
    Mi immaginavo allora un Emilio Salgari sempre in viaggio con l’eterna shaariana ed uno splendido binocolo a tracolla. Quanto avrà viaggiato! Pensavo. Poi ,più grande ,ho letto che aveva scritto tutti i suoi libri senza spostarsi mai da Torino.
    La fantasia è il mezzo di locomozione più rapido ed efficiente.
    Viva gli stanziali …..fantasiosi!

  3. scanazzatu ha detto:

    Ho avuto la fortuna di poter girare per vedere altri orizzonti, nuove culture, gente meravigliosa di altri lidi, e credo che sia un arricchimento poter fare simili esperienze.
    Ovunque sono stato ho accresciuto l’anima con quanto di più bello riuscivo a trovare, specialmente nei rapporti interpersonali con culture apparentemente diverse.
    Si, è possibile viaggiare ma alla fine fa sempre bene tornare alle radici, a quello che andando via abbiamo lasciato e che con immensa felicità torniamo a ritrovare.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Antonio hai fatto tutto il percorso che ognuno di noi vorrebbe fare, da uomo girovago che ha conosciuto mondi diversi, hai sentito il desiderio di tornare alla tua amata Sicilia.

  4. Giulio Salvatori ha detto:

    Sapete, io sono nato e cresciuto, (come ho già detto altre volte), in un paese piccolo piccolo dove anche le piante ti sono amiche.Forse è difficile per la gente di città capire queste cose.Quel frassino che ho piantato piccino ora è grande; i miei nipoti hanno voluto che ci attaccassi l’altalena.Ho protestato perché avevo timore che troncassero qualche ramo.Come fanno a capire quello che io sento per questo albero ?Forse ha ragione Franco Muzzioli, anch’io sono una pianta autoctona, faccio parte del mio habitat.Sono un po come Ligabue, me la intendo più con gli animali che con gli uomini?Spero di no! Ma poi, anche il lupo era un animale selvatico, è diventato il migliore amico dell’uomo.Lucia, mi hai chiesto ri rispondere:- l’ho fatto alla mia maniera.

  5. semplicementelisa ha detto:

    Decisamente ..le nostre storie sono parte della Storia …
    nei nostri profumi vive il profumo della nostra terra …
    in tutto cio’ che siamo le radici pulsamo e vivono ..
    senza le radici sarenno tanti piccoli robot in un orribile mondo di cloni …
    teniamocele strette queste radici …
    baci

    elisa

  6. franco muzzioli ha detto:

    La riflessione di Giulio , come l’ha chiamata Lucia , è una bella parabola.
    La parabola dell’uomo con le radici , io vorrei essere “zingaro” come Semplice, ma ho il timore di abbandonare le mie prospettive , i miei scorci , i miei sapori ed odori
    Esistono animali stanziali ed animali migratori , nulla di più naturale. Io, forse come Giulio, siamo piante autoctone , vecchie e difficilmente trapiantabili…insomma facciamo parte del panorama.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Franco condivido il tuo pensiero, faccio parte degli animali stanziali, non lascio i miei luoghi e le mie certezze, ho paura di quello che non conosco. Oserei dire:
      “Affondare le radici estendere i rami. Il senso della vita”

  7. ANGELOM ha detto:

    Condivido con Giulio, che le radici abbiano un’importanza fondamentale sia per le piante che per gli uomini. Anch’io sono molto attratto dal mondo in cui ho vissuto fino all’età della mia gioventù, ma nella vita bisogna anche seguire certe esigenze, o per lavoro o per altri importanti motivi, lasciare tutto alle spalle e assecondare adeguandosi a quello che la vita ti offre.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Il tempo non è un sacco, magari è un bosco. Se hai conosciuto la foglia, poi riconosci l’albero. Se l’hai vista negli occhi, la ritroverai. Pure se è passato un bosco di tempo…

      Erri de Luca “Il giorno prima della felicità”

  8. Giulio Salvatori ha detto:

    Lucia, non pensavo di smuovere tante persone acc !Io parlo di una pianta adulta, ultracentenaria…è logico che il mondo è dei giovani, però, come mai, prima o poi si ritorna, ritornano alle -Radici ?-Questo è il concetto del mio scritto. Poi sapete, per chi non mi conosce, sono un -Maledetto Toscano –

    • luciabaciocchi ha detto:

      Leggendo le parole di Giulio mi viene in mente il libro di Folco Terzani sulla storia del padre Tiziano, che sapendo di essere arrivato alla fine, scegli di ritirarsi all’Orsigna, nella sua casetta fra i monti. Ricorda ai giovani l’importanza della fantasia e della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera e vera. Lui che ha vissuto in prima persona la guerra in Vietnam, la Cina, la caduta dell’Impero sovietico, l’Himalaya, si rifugia nel suo passato ad aspettare l’ ora finale.

  9. semplice1 ha detto:

    Io da “zingara” non posso essere d’accordo con Giulio. L’uomo è in movimento.
    Non potrei mai accettare di vedere sempre lo stesso cielo, respirare la stessa aria, la sete di conoscenza muove i miei piedi e si nutre di nuove linfe. Condivido pienamente i commenti di Ili eBarbatustirolese..e non ripeto.
    Ben trovati tutti..ciao
    Vera

  10. barbatustirolese ha detto:

    Il parallellismo tra l’albero e l’uomo incontra, apparentemente, dei limiti non solo perchè l’albero, specie se è adulto, non può essere spostato, essere sradicato, fargli cambiare condizioni altimetriche e climatiche mentre l’uomo può farlo agevolmente sia che dipenda da una sua libera scelta, che l’albero non ha, sia che lo faccia per varie necessità. L’uomo è più duttile e sa adattarsi alle varie circostanze, ai vari ambienti naturali e sociali dai quali riceve stimoli adatti a farlo inserire più o meno agevolmente come, succede, appunto agli emigranti.
    Una cosa, però, rende omologabile l’albero adulto all’uomo maturo. Il suo bagaglio di esperienza e di vita, soprattutto quello della prima giovinezza, quella formativa, resterà fondamentale ed orientativa per tutto il resto della sua vita. Credo sia per questo che, spesso, siamo colti dalla nostalgia nel rivedere l’ambiente in cui siamo vissuti in precedenza, cambiato sicuramente dal punto di vista urbanistico e non solo, ma immutato dentro di noi, nei nostri ricordi che sono soprattutto sentimenti.

  11. ili6 ha detto:

    Gli alberi stanno fermi, gli uomini no: l’essere umano è fatto per muoversi, viaggiare, spostarsi, scoprire, esplorare, conoscere, integrarsi. Le radici dell’essere umano sono uguali a quelli degli alberi, profonde, forti,importanti e il riferimento ad esse è costante, ma l’uomo, specie i giovani d’oggi, sono cittadini del mondo e non intristiscono e non muoiono se dotati di adattamento ed accolti da un habitat favovevole;piuttosto si arricchiscono ed arriccchiscono.
    Un albero adulto non attecchisce altrove, un uomo adulto attecchisce dove trova calore umano anche se le radici restano immutate nel cuore.
    Sì, Lucia, un uomo è la somma delle sue cose e del suo passato, ma sarà anche l’insieme di ciò che vorrà il suo futuro.
    Ben riletta, ciao

    • luciabaciocchi ha detto:

      Maria Rosaria, hai scritto un commento bellissimo! Hai saputo chiarire in maniera chiara e commovente le visioni del mondo a seconda dell’età, anche tu, come popof, credi nelle potenzialità dei nostri giovani e li vedi cittadini del mondo. Grazie, ogni volta che ti leggo, cresce la mia stima. Ciaooo

  12. Giulio Salvatori ha detto:

    Per coloro che mi hanno letto o leggeranno, dico che Lucia mia ha aperto la porta, anzi spalancato la porta della Sua casa. Pertanto come ospite, osservo in rispettoso silenzio le Vostre osservazioni ma non intendo rispondere alle soggettive interpretazioni.Non sarebbe corretto prendere la parola in casa d’altri.Spetterà a Lei, dare le dovute risposte. Grazie comunque per avermi letto

    • luciabaciocchi ha detto:

      Giulio non delegare a me il compito di rispondere ai “nostri amici”, sei tu che hai scritto questo pensiero e soltantoo tu puoi rispondere in maniera adeguata. Grazie per avermi inviato questo post.

  13. parolesenzasuono ha detto:

    la metafora dell’albero mi è sempre stata molto cara—

    ad esempio
    http://parolesenzasuono.wordpress.com/2009/10/08/tra-la-terra-ed-il-cielo/
    o
    http://parolesenzasuono.wordpress.com/2008/04/07/a-l-b-e-r-o/

    vero anche che seppur “spiantati”, certi esseri umani danno il loro meglio proprio quando fuori dal loro habitat, donando altrove l’orgoglio della loro terra e la preziosa unicità che essa implica—

    mi piacciono questi tuoi post sulle radici, molto intensi—

    • luciabaciocchi ha detto:

      Parolesenzasuono grazie, ho visitato il tuo blog, che bello! Anche tu parli di alberi in maniera speciale, voglio copiare qui una frase presa da un tuo post:

      “se un albero vuole innalzare i suoi rami fino al cielo,
      le sue radici devono sprofondare fin nell’inferno”
      Friederich Nietzsche

  14. mimma1.ta ha detto:

    LORENZO hA RAGIONE GIULIO NON SI PUO STRADICARE UN ALBERO, LENTAMENTE MUORE PERDE IL SUO VIGORE ANCHE SE ACCANTO A ALTRI ALBERI, ANCHE SE LO SOSTENGONO L’ALBERO DIVENTA SEMPRE PIU’ MALINCONICO E ALLA FINE SI LASCIA ANDARE.

  15. popof1955 ha detto:

    Ma se si sente amato, e il cuore di terra è sufficiente grande attecchisce e rinvigorisce.
    Son strane le piante, stanno silenzione e sembra che per loro parli il vento, mentre è il vento che viene modulato dai laro rami.

  16. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Sì, Lucia, Giulio sa quel che dice. E trae anche la morale. Se è vero che la pianta non può essere sradicata…ecc. ecc. ecc. Finisce addirittura con la frase: “E’ come l’emigrante in terra straniera”. E c’è davvero da riflettere anche se penso che Giulio abbia un po’ ragione e un po’ torto. Nessuna questione per quanto riguarda l’habitat delle piante: quello loro naturale non può essere mutato senza che esse avvizziscano e muoiano. Ma se è la persona che lascia il suo posto “naturale”, dove è nata e cresciuta, non può trovare di meglio, stare meglio? Diciamo subito di sì, naturalmente. Anche se dobbiamo riconoscere che gli sforzi di adattamento da compiere possono essere numerosi, e che qualcuno potrebbe non farcela. Si entra in un dibattito assai interessante: non sarebbe bene far crescere meglio le persone nel loro habitat evitando loro traumi micidiali con l’emigrazione? Ma la politica degli aiuti al terzo e quarto mondo è clamorosamente fallita nel passato e la globalizzazione, d’altra parte, non è decollata. Insomma, Giulio, se il tuo scritto non avesse altri meriti: e prima di tutto quello della sua bellezza, ci avrebbe costretti a ragionare, il che oggi non è facile. Ti abbraccio, amico.

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