L’onda

In questi giorni di grande dolore e commozione per lo tsunami del Giappone, ho voluto rileggere il racconto “Maremoto” dal romanzo “Care presenze” di Sandra Petrignani.

Queste le parole che l’autrice ha scritto per l’introduzione al racconto: “In una sera di apparente calma del novembre 1837” raccontava “nell’isola di Maui, il mare cominciò a ritirarsi da una spiaggia nel modo che vi ho descritto. Le imbarcazioni all’ancora, private dell’acqua, si ritrovarono in secca. Chi vide seppe immediatamente che lo straordinario fenomeno era il preludio di un eccezionale disastro e prese a scappare dando l’allarme. Ma era troppo tardi per tutti. Un intero villaggio, Kahului, fu travolto. Lo tsunami trascinò nella sua corsa per almeno duecentocinquanta metri verso l’interno tutto quello che si opponeva al suo impeto e poi, tornando indietro a precipizio, lo risucchiò in un’immane corrente di detriti.

Tanta, tanta gente perse la vita in quella sciagura.Fra loro gli antenati del protagonista della storia che vi narrerò.”  La dolcissima protagonista di questa storia, Hitoshi inizia parlandoci dell’incisione Di Hokusai, L’onda che rappresenta l’oceano in tempesta dominato dal vulcano Fuji. In lontananza s’intravedono tre fragili canoe sbattute dalle correnti, si scorgono i tre rematori che lottano contro la forza dell’acqua, ma improvvisamente un’onda gigantesca si innalza e come una bocca che si spalanca inghiotte tutto. Non c’è salvezza per lo tsunami. Un racconto bellissimo, storia di una famiglia che vive grandi passioni in maniera composta e misurata come il popolo giapponese riesce sempre a fare. Oggi si ripete lo steso tragico evento; la terra che ti squassa, la solitudine dell’uomo in tanto scompiglio, la natura maligna, la morte nucleare che incombe: nelle teste nipponiche è incubo magari dissimulato ma è sempre lì, in agguato.

Il mondo Giapponese è fluttuante, è abituato e preparato ad affrontare le calamità, convive con la natura, che non è contro ma dentro ogni essere umano, è un grande esempio di compostezza, c’è condivisione, forte è il senso di far parte della comunità. Questa tragedia è un’occasione per riflettere sulla fragilità umana di fronte alla natura che travolge tutto, forse l’uomo ha vissuto pensando di essere onnipotente, di trarre il maggior profitto da ogni cosa, non è forse una follia umana aver disseminato 55 centrali nucleari in un territorio altamente sismico. Ora i Paesi Occidentali fanno finta di non vedere, l’Italia impreparata a questi imprevisti, li vede come una minaccia, è il caso di rivedere le decisioni prese e tornare indietro, “Niente sarà come prima.

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11 risposte a L’onda

  1. Lorenzo D'Agata ha detto:

    Legherei il problema delle fonti energetiche a quello, che logicamente ed economicamente viene prima, del loro utilizzo. Cioé, prima di tutto, occorre decidere il che fare. Legato al che fare è inevitabilmente il problema, non solo delle fonti energetiche, ma quello dell’occupazione, del possibile collocamento della produzione, delle conseguenze che possono derivarne sull’import-export, ecc, ecc. Io, d’istinto, ogni volta che si fanno proposte di limitazione di questo, di controllo di quell’altro e, in genere, di che cosa è giusto o ingiusto fare, penso alle mille manifestazioni che possono derivarne a difesa di industrie che non devono chiudere, a lavoratori che non vogliono essere licenziati, il che è giusto, intendiamoci, ma contrasta con i risparmi di energia. Un altro pensiero mi viene in mente: e se si contenesse notevolmente la produzione di automobili? Ritornerei, perciò, a quanto dicevo all’inizio. Prima di tutto decidiamo quel che vogliamo fare, poi tutto il resto..

  2. ili6 ha detto:

    Troppe concomitanze, troppi eventi disastrosi a catena e se per i primi due, terremoto e tsunami, poco c’era da fare e quel poco i giapponesi lo hanno fatto egregiamente( case antisismiche, compostezza,…), il disastro nucleare ha fatto emergere quanto pericolose e tremende siano certe scelte che l’uomo fa per il suo benessere e come queste in un attimo gli si ritorcono contro.
    Ci voleva un disastro di tale portata perchè molti Stati entrassero in “riflessione di nucleare”? Cernobyl non è stata sufficiente? Perchè a Cernobyl, e ora anche in Giappone,-niente è come prima. Niente-

    Ciao, a presto

  3. semplicementelisa ha detto:

    Ciao cara …
    ma che bello questo racconto …
    non ho letto il libro .,. me lo segno
    per le prossime letture …
    Un abbraccio e dolce serata …

    elisa

  4. pino.sa ha detto:

    Lucia, non sempre le scelte dell’uomo sono le migliori, vivere in zone fortemente sismiche lo sottopone a dei rischi non sempre controllabili. La zona dove è successo il terremoto con il successivo tsunami è una zona di subsidenza della placca del Pacifico che si inabissa al di sotto della placca asiatica,
    con fortissimi attriti e tensioni che liberano improvvisamente delle energie inaudite con le conseguenze disastrose inevitabili.I giapponesi nel tempo hanno cercato rimedi nelle efficaci costruzioni antisismiche e gli allarmi tsunami ma questa volta la vicinanza alle coste dell’epicentro non li ha resi efficaci. Cosa più assurda è la costruzione di tutte quelle centrali atomiche in zona sismica, tra l’altro affidate a privati ancora una volta gli interessi economici sono stati più forti delle motivazione di sicurezza delle popolazioni. Al prossimo referendum sul nucleare staremo attenti a confermare la posizione già espressa anni or sono, così pure staremo attenti ad impedire la privatizzazione delle acque.

  5. semplice1 ha detto:

    Che strana l’umanità! Subito dopo un disastro sotto l’effetto della paura fa mille propositi positivi, promesse, ripensamenti..finita l’emergenza, dimentica. Dimentica e agisce peggio di prima. Pensiamo, come per le malattie, che tocca agli altri, come se noi fossimo immuni. Un terremoto, uno tsunami sono eventi non prevedibili ne controllabili dalla volontà umana, ma le centrali nucleari, le radiazioni qualora esplodono si !! Scelte scellerate motivate solo da interessi economici.
    Si, anch’io sono convinta, così a cuore, a naso, che non ci sia tutto questo bisogno di energia in più in Italia. Poi, se proprio si vuole recuperare energia, oltre che alle risorse ecologiche, quali vento, sole, correnti sottomarine…si PUO’ RISPARMIARE!! Pensiamoci a questo…basterebbe spegnere molte luci inutili e superflue delle città che producono solo inquinamento luminoso, proviamo ciascuno di noi nel nostro piccolo, nella nostra casa a ridurre..recuperemmo la magia di un cielo stellato o di un momento intimo come una cena a lume di candela, tanto x fare due esempi..
    Lo stesso discorso vale per l’acqua, quanta ne sprechiamo! Partiamo dalla presunzione che le risorse della terra siano infinite e inesauribili…
    Il benessere deve farci stare bene, non è benessere se ci ammala e inquina e se ai nostri figli regala uno scenario spettrale.

    • luciabaciocchi ha detto:

      Oggi 22 Marzo giornata dell’acqua, passata quasi in sordina. Dopo gli ultimi avvenimenti dovremo tutti cambiare il nostro MODUS VIVENDI, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, la natura è stata sfruttata in maniera vergognosa ed ora ci si rivolta contro. In Giappone, bellissimo lo slogan: ” Spegni una luce salva una vita”, sono i piccoli gesti quotidiani del singolo che cambiano il nostro futuro. Aggiungo una citazione del filosofo francese Michel Serres:“Chi difenderà i pesci, muti come carpe, ma che nutrono un povero su quattro? L’aria e l’acqua, senza bocca né lingua, chi parlerà in loro nome? Chi rappresenterà la terra…?”

  6. Monica ha detto:

    Come commento (e come omaggio alla giornata mondiale della poesia) lascio questo haiku del giapponese Basho

    La primavera parte:
    pianto tra gli uccelli
    e lacrime negli occhi dei pesci

  7. popof1955 ha detto:

    Ricordo un racconto di molti anni fa di Isac Asimov, parlava di una razza aliena che riportava alla conferenza galattica (una sorta di ONU galattico) il resoconto di quello che avevano visto sulla Terra per poter decidere se rivelarsi a noi terrestri o tenerci ancora ai margini della società intergalattica, annotando che tra le cose che i terrestri facevano c’era l’uso dell’energia nucleare, sia civile che a fini militari. Questo fece si che il fascicolo venisse archiviato con due parole sulla copertina “Razza d’imbecilli”.
    Il racconto era dei primo anni ’70.

  8. Giulio Salvatori ha detto:

    Un piccolo uomo, quale io sono, e come me tanti, si pone una domanda.Una domanda che rimbalza nell’infinito e che nessuno darà una risposta.Quale futuro per i nostri figli e nipoti?Quale futuro per le future generazioni?E, anche se l’Italia dirà no al nucleare , anche se sarà difficile, ormai siamo circondati dalle centrali nucleari. La Francia , guarda caso, le ha quasi tutte a ridosso delle Alpi…Bisogna che via sia un generale ripensamento da parte di tutte le nazioni, altrimenti, prima o poi, sarà la fine per tutti. E in questo caso, non scappano neanche i ricchi.Proprio recentemente si levava il grido di uno scienziato di fama mondiale:-Rubbia.( o Rubia ) Il quale diceva che c’è una sorgente inesauribile che proviene dal sole .Pulita e non lascia scorie.Già,le scorie radioattive , che fine faranno? Nessuno lo sa.Ecco che, nonostante tutti questi reali pericoli, le menti eccelse continuano a dire.- L’italia, sul nucleare non torna indietro.Non resta che la mobilitazione generale , con la speranza che persone come Rubia, siano alla testa del popolo non solo italiano, ma dell’Europa tutta

    • luciabaciocchi ha detto:

      Interessante la domanda di Giulio, quale futuro consegneremo ai nostri figli?
      Dopo questo evento e dopo il lutto, speriamo possa seguire un ripensamento complessivo di regole considerate indispensabili per lo sviluppo e la crescita. Ci auguriamo che il governo pensi a dirottare risorse, destinate a grandi opere, come il Ponte di Messina, verso una pianificazione antisismica del territorio. Non ci possiamo chiudere in noi stessi, mentre il mondo trema, dobbiamo adeguarci ad un nuovo modello di vita.

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