Auguri

thumbBuon anno, auguri a tutti gli amici che in questi giorni di festa hanno avuto un pensiero per me. Ho nostalgia del tempo passato! Ho nostalgia delle piccole cose che non hanno avuto nessun valore per me, per lo scorrere inesorabile del tempo, dei volti delle persone che non incontro più, sono state il simbolo di tutta la mia vita. La nostalgia è ancora speranza che torni un tempo senza affanni, come l’infanzia ricordata con dolcezza.

 Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l’antica e erronea fede, il passato che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.

(Fernando Pessoa)

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Natale

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       Giotto- Natività di Gesù- Assisi

     “Ora in quei giorni, uscì un editto di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’Impero […] Tutti partivano per farsi iscrivere, ciascuno nella propria città.

   Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazareth, in Giudea, alla città di David, chiamata Betlemme, per farsi iscrivere con Maria, sua sposa, che era incinta.

    Ora, mentre essi si trovavano là, giunse per lei il tempo del parto, e partorì il suo figlio primogenito, e lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (Luca 2,7)

Buon Natale di cuore a tutti i naviganti, a chi visita questo blog.  Grazie di cuore a tutti per avermi lasciato pensieri che mi terranno compagnia in questi giorni di Festa!

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L’amore non muore mai…

PAUL_C~2 “Ora credo di aver imparato che cosa significa amare: essere capaci, non di prendere iniziative di rilancio di sé e di “esagerazione”, ma di essere attenti all’altro, di rispettare il suo desiderio e i suoi ritmi, di non chiedere nulla ma imparare a ricevere e ricevere ogni dono come una sorpresa della vita,ed essere capace, senza alcuna pretesa, sia dello stesso dono sia della stessa sorpresa verso l’altro, senza usargli la minima violenza. Insomma, la semplice libertà. Perché mai Cézanne avrebbe dipinto la montagna Sainte-Victoire a ogni istante?

Perché la luce di ogni istante è un dono. In questo modo, la vita può ancora, nonostante i suoi drammi, essere bella. Ho sessantasette anni, ma mi sento finalmente – io che non ho avuto mai giovinezza, perché non sono stato amato per me stesso – giovane come non mai, anche se non sarà per molto. Sì, in questo modo l’avvenire dura a lungo.”

– L’avvenire dura a lungo – Louis Althusser
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Lettera agli uomini che odiano le donne

McNOI donne occidentali siamo le prime madri libere dal destino della maternità: possiamo scegliere di essere donne senza figli. Nella madre antica, il primo anno di vita e quelli seguenti creavano nel bambino un’idea di donna che si prolungava nell’età adulta, in cui il destino della ragazza era quello di sposa e madre e quello dell’uomo di trovare la donna madre dei suoi figli.

Non c’era rottura, contraddizione, tranne quella che derivava dall’infelicità e dal sacrificio insiti nel destino femminile. A noi, madri nuove, viene richiesto un doppio salto mortale: dobbiamo essere pronte allo stato fisico e mentale che permette lo sviluppo del bambino, ma restiamo donne libere, ambivalenti nel desiderio di vivere pienamente il rapporto esclusivo a due col bambino ma di non esiliarci dal lavoro lasciato. Nel passaggio di testimone dalla nuova madre alla nuova figlia, la bambina ne osserva la vita: la libertà, il lavoro, la parità e comincia a cercare, a costruire la sua identità sulla nuova identità della madre. Il figlio maschio di questa nuova madre e la madre nuova di questo figlio affronteranno invece una relazione molto complessa: la sessualità, l’immaginazione, il desiderio, la sicurezza iniziano a formarsi in lui con la madre dedita dei primi mesi e dei primi anni, che si trasformerà poi davanti agli occhi intimiditi del ragazzino, in una donna forte, sicura di sé, piena di autorità, che va fuori nel mondo senza paura, concorre col padre, tiene testa agli uomini.
Questo figlio cresce con l’idea che l’uomo non è sempre simbolo di forza, che il padre non ha l’esclusività del ponte col mondo, che non può riferirsi a lui per ogni aspetto della sua virilità nascente. Il padre gli sembra a tratti impaurito e lui tenderà a difenderlo contro la madre, prendendo così le parti di se stesso, messe a dura prova dalla sicurezza materna. Il ragazzo vede fuori casa molte ragazze che somigliano alla madre nuova che ha scoperto crescendo e non sa assolutamente come dovrà affrontarle,
amarle, farci l’amore, pensa che potrebbe prendere la scorciatoia e incontrarne una più fragile o tradizionale, che si faccia guidare e proteggere da lui. E qualche volta la trova, ma non sa che anche nella più tradizionale delle donne il germe dell’autonomia conquistato dalle nuove madri è fiorito all’insaputa della ragazza. Capiterà che la ragazza si senta incerta come lui, che odi la madre nuova, con tutta la sua sicurezza vincente. E allora specularmente al ragazzo in cerca di un passato impossibile, si fingerà sottomessa, materna, unica. Una felicità fragile che si fonda su una frase fondamentale: noi non ci lasceremo mai.
E poi un giorno, lei o lui dirà la frase proibita: ti lascio. Solo che se la pronuncerà lui, lei piangerà e scriverà sul diario e ne parlerà con le amiche come nell’Ottocento. Lui invece potrebbe pensare di ucciderla, come si uccideva in duello nell’Ottocento per una donna, o farlo come avrebbe voluto qualche volta sopprimere la madre che quest’epoca gli ha dato. La violenza sulle donne — si celebra oggi la giornata mondiale contro il femminicidio — è frutto di questo nuovo, non un retaggio dell’antico. Usa forme antiche ma è del tutto nuova e legata alla libertà delle donne, delle madri, alle loro contraddizioni, al mutamento troppo lento degli uomini, dei padri di fronte a questa nuova libertà. Eppure è negli uomini, nei padri, nella loro riflessione, nella ripresa del loro ruolo centrale accanto alle donne che siamo oggi, che io penso possa compiersi la rivoluzione che le donne hanno iniziato.
Le nuove donne devono continuare a essere differenti dagli uomini e fare valere in tutti i campi la ricchezza della loro storia, della loro intelligenza, dei loro pensieri, ma devono anche cambiare nel profondo e lasciare agli uomini la loro parte di responsabilità nel nuovo mondo. I ruoli dell’uno e dell’altra, rimanendo differenti, possono sovrapporsi e prendere l’uno dall’altra. E la madre può cedere la sovranità assoluta per una libertà conquistata che apre le porte di un mondo vasto, ricco della presenza di Due diversi ma pari. E penso che il padre possa insegnare la sua nuova forza al figlio: un dominio sovrano che deve trasformarsi nell’accoglimento della differenza delle donne, della loro parità. Può insegnare al figlio a non averne paura, a parlarne, sottraendo così il dialogo sui sentimenti all’impero delle donne. Forse la nuova forza degli uomini è fatta anche del pianto di Ulisse — uomo per eccellenza — che nell’isola dei Feaci ascolta il racconto della guerra di Troia e piange, coprendosi il viso col mantello purpureo, «come donna piange lo sposo che cadde davanti alla città». Forse l’uomo può piangere ora come uomo, senza coprirsi il viso, anche davanti al figlio, e aprirsi nel racconto all’altro da sé. E le donne al contrario possono diventare più lievi, manifestare la loro imperfezione, dare ai figli la manifestazione vera di quello che sono e la possibilità di tenere testa senza violenza alle giovani donne libere che incontreranno nella loro vita adulta. Abbiamo la fortuna di vivere uno dei cambiamenti più importanti della storia, il mutamento profondo del rapporto tra i due generi, questo mutamento può cambiare il mondo e in questo nuovo mondo le donne e gli uomini possono amarsi e comprendersi molto più di prima.

Cristina Comencini

 Da La Repubblica del 25/11/2013.

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SIAMO SARDI

LA PAGINA DI NONNATUTTUA

sardegna

Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.
Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi come grandi lampade accese.
Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo, lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.
Siamo il regno ininterrotto del lentisco, delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.
Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.
Noi siamo sardi.

(Grazia Deledda)

Dedicato alla Sardegna, al suo dolore, al suo coraggio!

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Tu sei l’odore

Francesco: “Parlare agli altri di te dopo una vita che ho parlato CON te, è assurdo”

6 sensoTU SEI L’ODORE

Tu sei l’odore che mi ha salvato la vita. Avevamo diciott’anni, la prima volta che ti ho baciata. Le tue labbra sapevano di gomma americana, ero perso di te. Non ho mai smesso di amarti perché eri la bellezza. Ti ho sposata, abbiamo fatto una figlia, il tuo odore buono mi ha fatto invecchiare bene, fino a quattro anni fa, quando la vita si è rotta per sempre. Non è una cosa che puoi riparare, la vita, se si rompe. Non è come una bicicletta, un computer. Te ne sei andata quando molto era ancora da fare, molto da sognare, molte volte avremmo voluto ancora far l’amore, andare al ristorante, fare un salto a Tarquinia nei nostri sacri giorni d’Aprile. Qualcuno ha strappato la nostra vita come un brutto compito in classe; ti chiamo e non mi rispondi, ma nelle stanze c’è il tuo odore di ragazza: gomma americana, cuoio e lavanda. Dentro l’armadio, i tuoi vestiti sanno di te. Per strada capita che avverta lo stesso tuo odore in qualche passante, la guardo un attimo, ti somiglia – la stessa grazia pudica – le auguro col cuore un destino differente rispetto al nostro. Prima magnifico e poi, come tutte le cose belle che si pagano a caro prezzo, crudele oltre ogni immaginazione.

Link del blog di Francsco Francescini                                     http://sdraiatosuibinari.blogspot.it/

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Visita inaspettata di Giulio Salvatori

 29Dopo tanto tempo ho sentito il desiderio di bussare nuovamente alla porta del -Salotto di Lucia- Non ha risposto nessuno ma siccome la porta era appoggiata, mi sono permesso di entrare. In punta di piedi. Ho osservato e apprezzato l’ordine e il gusto dell’arredo; mi sono seduto e ho letto alcuni elaborati che, tempo addietro, avevamo spedito molti di noi. Mi sono detto:- anche se viene Lucia capirà che la mia non è un’ intrusione – E’ ovvio che non è piacevole entrare in casa d’altri, e poi, mia madre non apprezzerebbe:vi immaginate quanto brontolerebbe? Avrebbe tutte le ragioni, Ma lei, mia madre, non può capire che quello che sto leggendo fa parte di un periodo coronato da persone squisite. Non può capire che in quelle pagine c’è parte di me, della mia vita e quindi anche di mia madre, di mio padre. Si! Lo riconosco, sono un sentimentale, ma a me garba ripassarmi il passato. Del resto la memoria, come dico spesso nei miei semplici libri, lega i ricordi al cuore e all’anima. Ecco che ho rivisto tutti seduti al tavolo in piacevoli discussioni e, tutti, ascoltavano quello che, garbatamente, raccontava il Maledetto Toscano. Sì! Proprio io, noi toscanacci abbiamo sempre la battuta pronta, si sorvola su tutto quello che  è retorica e si concretizza. Immaginate me, figlio di un cavatore se si ferma su questi cavilli. Mi sono accorto che, nessuno di noi, si è seduto a capotavola. Con rispettoso ricordo abbiamo coccolato quella sedia facendo conto che Fosse Presente. E sicuramente era in mezzo a noi, insieme a mio padre, mia madre e tutti coloro che ci hanno amato. Grazie Lucia per avermi ospitato. Ti lascio un biglietto sul tavolo per farti sapere che sono stato nel tuo salotto. Chiudo la porta e ti abbraccio.

PS:-Guarda sulla sedia, ho lasciato un piccolo mazzolino di fiori di campo:- sono spontanei e hanno tanti colori. Ciao

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